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ITINERARI

Vie e romanità imperiale

La provincia di Cuneo è esempio a cielo aperto di quella che è stata la presenza romana nel territorio: ville, rinvenimenti, aree come fossero un libro da sfogliare

bene vag Teatro - Sito archeologico

Articolo pubblicato il 7 marzo 2014

Occorre forse dipanare la spessa cortina di stravolgimenti e di ambiguità che avvolge la storia degli itineraria, quella “ideale”, tra valli e pianure, in un viaggio a ritroso nel tempo. Da questi percorsi illustrati ( itineraria picta), ha origine un sistema pratico di guida che resta valido ancora oggi. Il pendant antico dei moderni grafici per i percorsi stradali è costituito dalla Tabula Peutingeriana , itinerario stradale della tarda età imperiale giunto a noi attraverso la copia medioevale, che svolgeva in un rotolo lungo circa 7,40 m il mondo conosciuto dai Romani. Se in tutto l’Occidente, il vicino Oriente e il Nordafrica – hic sunt leones! – ci si imbatte in vestigia ed eredità culturali di civiltà romana, non può certo fare eccezione la zona meridionale del Piemonte, pur se risultava, all’epoca, scarsamente popolata. Tuttavia molto – e non si sa quanto – resta certamente da scoprire, da studiare e da endere fruibile. I Liguri, tribù celtiche che abitavano la zona del Cuneese in periodo preromano, non furono facilmente soggiogabili dalla potenza romana, anzi, si schierarono con acerrimi nemici di Roma, quale Annibale, nel combatterne la progressiva espansione. Ancora al tempo della campagna di Cesare volta alla conquista dell’Europa occidentale, le legioni transitavano principalmente su vie alternative ai valichi delle nostre contrade. Fu principalmente in epoca augustea ed imperiale che tale territorio vide la definitiva conquista, non frutto di trattative come quelle con il re Cozio nella zona di Susa, ma per annientamento delle popolazioni locali. Città quali Alba e Pedona – dove è documenta to un consistente stanziamento antropico fi n da tempi preistorici – divennero importanti sedi romane senza soluzione di continuità. Località quali Pollentia, Augusta Bagiennorum, Forum Germa-(norum), pur se in zone già popolate, sono di chiara impostazione urbanistica romana. Campione dell’occupazione e della colonizzazione fu proprio l’imperatore Augusto, che distribuì ai suoi fedeli veterani le terre confi scate. L’Italia vene divisa in 11 regioni e la nostra fu chiamata “Regio IX”, “Liguria”. Il territorio era suddiviso in parti rigorosamente uguali; la divisione, realizzata su base agraria, era la centuria, così chiamata perché comprendeva 100 rettangoli minori di due iugeri ciascuno. Le centurie erano separate da sentieri e strade che funzionavano anche da confini (limites) perfettamente diritti e paralleli, e che si incrociavano tra loro ad angolo retto – è parere di alcuni studiosi che il toponimo “Centallo” derivi appunto da centuria e che tutto il territorio fra Caraglio e Fossano rispondesse a tali criteri di assegnazione. Spesso le attuali strade europee continuano a ricalcare il tracciato di antiche percorrenze romane e in numerosi luoghi sopravvivono eloquenti ruderi di questo passato (dai grandi anfi teatri ai reperti più minuti, come le numerose steli, veri e propri libri parlanti, ritrovate nei nostri fi umi), parte delle quali ancora in eccellente stato di conservazione o perfettamente incastonate negli odierni spazi urbani. Proprio una rete stradale molto effi ciente fu uno dei presupposti su cui si fondò e si mantenne l’impero stesso. Seguendo lo svolgersi dei tracciati, incontriamo i centri più noti della nostra provincia: da nordest la via Fulvia, che giungendo da Asti attraversava Alba (-Pompeia) e Pollenzo (Pollentia), seguendo la valle del Tanaro, e incrociava la direttrice proveniente da Torino (Augusta Taurinorum).Verso sud si incontrava Bene Vagienna (Augusta Bagiennorum) e Ceva (Ceba), per proseguire verso Savona (Vado Sabatia) o Albenga (Alba Ingauna) . Verso ovest, dai valichi del Torinese si giungeva a Cavour (Caburrum), a Envie (Forum Vibii) , a San Lorenzo di Caraglio (Forum Germa-norum) , a Borgo San Dalmazzo (Pedo) e, tramite un ramo della via Julia Augusta, alla valle Roya (Rutuba) per raggiungere Ventimiglia ( Alba Intemeliis). In tutta la regione, alla confluenza delle valli con la pianura, era dovuta la cosiddetta quadragesima Galliarum (vale a dire la tassa pari a un quarantesimo, cioè del 2,50% sul valore delle merci in transito), tra le stationes per esempio di Piasco e di San Lorenzo di Caraglio. Nessuna città è una semplice sommatoria di case o di strade. Nel corso della propria storia essa assume, sovrappone, interpreta un cumulo enorme di memorie e di signifi cati che vanno al di là della stessa volontà degli antichi, dei fondatori o degli eroi nascosti nelle penombre dei miti. Come non citare, pur se in tempi meno aulici, l’imperatore venuto da Alba, Elvio Pertinac? Numerosi e degni di nota sono i reperti visibili in città e nel museo. Oppure Pollenzo: importante centro militare e commerciale, con produzione tessile, di ceramica e di vetro. La struttura urbanistica si è conservata nel “Borgo del Colosseo”, edificato a raggiera sull’antico anfiteatro, capacedi ben 15.000 spettatori. Le caratteristiche dell’arte figurativa e scultorea si colgono naturalmente dai reperti conservati, ma un importante sito come quello di Bene Vagienna consente al visitatore di apprezzare, oltre all’evidente pregevolezza delle costruzioni, anche la disposizione dell’insediamento e di valutare a fondo i criteri di urbanizzazione che seguivano una ben precisa tipologia topografica. Infatti, a differenza di altri siti in cui la fruizione risulta ininterrotta da epoche precedenti fino a tempi attuali, la città moderna fu delocalizzata. Si deve ad appassionati eruditi quali Assandria e Vacchetta la riscoperta e lo studio sistematico del nucleo urbano, per far riemergere il quale affittavano i terreni dai contadini nei mesi liberi da colture. Le vie principali tra le quali si intrecciavano le strade erano il “cardine”, che designava l’asse intorno a cui ruota il sole (quindi l’asse dell’universo), e il “decumano”, che divideva l’universo,  la città, da oriente a ponente. Il pregevole insediamento possedeva il foro, la piazza principale circondata da portici, un tempio, la basilica, un teatro attrezzato con 3.000 posti e un anfiteatro per spettacoli popolari. Risultava inoltre dotata di terme, piscina, acquedotto e necropoli. In pianura, la presenza delle villae, siti più estesi con un nucleo di edifici in parte residenziali ( pars urbana) e in parte a destinazione produttiva ( pars fructuaria o rustica), era minoritaria rispetto alla più diffusa “fattoria” e la diffusione capillare di aziende agricole di dimensioni medie o ridotte caratterizzava il paesaggio agrario del settore occidentale della Cisalpina fra tarda età repubblicana e prima età imperiale. Lo testimoniano numerosi rinvenimenti, come a San Rocco astagnaretta, nei pressi di Cuneo, o a Sant’Albano Stura, e quello rilevante di Costigliole Saluzzo, il più vasto e significativo del Piemonte sudoccidentale, dove una villa con adiacente attività agricola – risalente a un periodo tra l’Imperiale ed il Tardo-antico – ha portato alla luce stanze, mosaici, ceramiche, testimonianze di vita quotidiana, oltre a due vasche gemelle per la produzione vinicola. La civiltà romana ha influenzato la lingua, la struttura giuridica e le tradizioni, ma anche la cultura tangibile, modellando la forma del territorio e del paesaggio in cui viviamo. Riaffiorano le coltivazioni e le abitudini in uso in quel periodo, rivelando una curiosa identità con le realtà recenti. Ripercorrere oggi le antiche vie significa immaginare concrete alternative e proposte per differenziare l’offerta turistica. Mancano tuttavia ancora efficaci azioni di valorizzazione del patrimonio archeologico e resta in fieri l’individuazione di una rete di itinerari culturali, che possano catturare l’interesse di cittadini, turisti ed eventuali operatori economici


IL TURRIGLIO DI SANTA VITTORIA

Si tratta di un’importante struttura muraria romana datata intorno al I Secolo a.C. e situata a brevissima distanza dalla Bra-Alba – la strada forse più trafficata dell’intera provincia – lungo la deviazione che a ponente della frazione Cinzano sale a Santa Vittoria. Delimitata da un S.Vittoria Alba - Turriglioampio spazio quadrangolare e posta su base litica quadrata, presenta numerosi anelli rotondi sovrapposti e si erge divisa in quattro edicole semicircolari diroccate; si presume, inoltre, che un tempo misurasse circa 20 m in altezza. Diverse le interpretazioni sul suo significato: edicola funeraria, edificio termale, tempio… Tuttavia, un’ipotesi che va consolidandosi è quella secondo la quale si tratterebbe di un monumento celebrativo (quale il Trofeo di La Turbie, l’arco di Susa e molti altri) in onore della vittoria (101 a.C.) di Gaio Mario – anche Silla era fra le truppe – e Lutazio Catulo contro i Cimbri, popolazione germanica che come i fratelli Teutoni era scesa verso sud. La vicenda fu narrata da storici e poeti, come Plutarco, Velleio Patercolo, Floro, Vittone, Orosio, Claudiano. Nella stessa zona, inoltre, è documentata la battaglia, con cui il generale vandalo-romano Stilicone fermò i Visigoti di Alarico (402 d.C.). Qualunque sia la verità, il monumento vale assolutamente la deviazione


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