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Una vita da reality

DI VIP NE HA CONOSCIUTI E INTERVISTATI A CENTINAIA. OGGI, DOPO ANNI PASSATI A CACCIA DI PERSONAGGI “DA ABAT-JOUR”, GIAN MARIA ALIBERTI GERBOTTO PUNTA ALLA NARRATIVA RIVELANDO NUOVE DOTI

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Articolo pubblicato il 21 gennaio 2017

Una vita da reality, sotto i riflettori dei social e dietro le quinte dei VIP. Cavaliere del Re, ma anche della Repubblica. Giornalista di gossip e scrittore per beneficenza. È appena uscito La vacanza italiana, suo secondo romanzo, nonché nono libro.

Ma chi è davvero Gian Maria Aliberti Gerbotto? Per la prima volta, non è lui a fare le domande, ma a rispondere.

Gian Maria, la tua vita su Facebook è un susseguirsi di castelli, vip, gite in barca e belle donne… Ma cosa vorresti fare da grande?
Iniziamo bene! Il mio fan club su FB oggi conta 40.000 iscritti. Quando sarò grande, spero di averne almeno 100.000. Ma se il riferimento è alla mia altezza, mi sa tanto che ormai non diventerò più grande del 1,70 che purtroppo mi tengo stretto dalle medie. In compenso però continuo a crescere in circonferenza. Scherzi a parte, a 44 anni compiuti, carpe diem. Vivo senza farmi troppe domande su un futuro che alla fine nessun essere umano potrà mai programmare.

È vero che negli anni hai rinunciato al “posto fisso” in Mediaset, Mondadori, SkyTg24…?
Sì. Il problema è che io non ho mai voluto spostarmi dalla mia adorata Saluzzo. Quando la Giacobini mi voleva in redazione, mi fecero luccicare la prospettiva di una brillante carriera, ma io rifiutai lo stesso. Ho scelto di non trasferirmi a Roma o Milano per conservare i miei amici, stare vicino ai miei cari e seguire al meglio mia figlia Thea di nove anni.

Come hai cominciato a scrivere?
Su suggerimento di mio nonno Giorgio Gerbotto, che mi iniziò al giornalismo portandomi al Corriere di Saluzzo. A incentivarmi a tirare fuori i romanzi dal cassetto e a pubblicarli, è stato poi Carlo Lucarelli, solo qualche anno fa.

Una carriera che ti ha condotto a spasso tra le “stelle”. A proposito, come sono davvero le star viste da vicino?
gerbotto2Sono personaggi “da abat-jour”, perché è meglio non accendere troppo la luce se non si vuole rimanerne delusi. In genere, direi che gli uomini belli sono davvero belli, come per esempio Raoul Bova, Gabriel Garko, Alessandro Preziosi o Roberto Farnesi. Le donne, invece, sono quasi sempre una delusione. Photoshop fa miracoli! Sul piano umano, meglio lasciar perdere, non si “salva” nessuno, o quasi.

Quanti vip hai intervistato e quali di questi consideri più interessante?
Penso un migliaio. È stato coinvolgente incontrare personaggi come Mike Bongiorno, Faletti, Fiorello e Verdone, ma mi sono davvero emozionato quando ho potuto assistere alle prove private di Giovanni Allevi o Cesare Cremonini, incontrare Saviano, parlare di teatro con Dario Fo e Franca Rame, di religione con il Cardinale Tonini, di cucina con Cracco, di Ufo con Margherita Hack!

Chi ti ha stupito?
Calderoli, una persona che per me è stata davvero una sorpresa. Lo conobbi quando si sposò con la mia cara amica Gianna Gancia, nostra ex presidente della Provincia. Politica a parte, l’ho trovato un uomo eccezionale, soprattutto molto diverso da come lo dipingono e da come si esprime sui mass media. Gli piace spadellare; una sera, a Narzole, a casa della moglie, mi ha cucinato una carbonara di pesce degna di Masterchef.

La più grande soddisfazione professionale?
Seguire da vicino Papa Francesco nella sua visita torinese. A vederlo in TV mi sembrava fin troppo buono; poi, invece, l’ho visto interagire con il suo entourage nel dietro le quinte e ho capito
che sa comandare… e quanto comanda.

La volta che ti sei trovato più in difficoltà?
Andreotti ha scritto il capitolo di un mio libro e così pure Cossiga, di cui poi sono stato anche ospite a casa. Nel bene o nel male, sono personaggi che hanno fatto la storia dell’Italia e anche solo tenere una conversazione con persone di tale caratura non è certo facile.

Nessuno ti ha mai mandato al diavolo, quando gli chiedevi il posto più strano dove ha fatto l’amore?
Quando ti presenti a nome di Vanity fair, è difficile che succeda. Lo fece Piero Angela, con cui però feci subito la pace, fino a coinvolgere lui e il suo CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale – ndr) nel mio libro sulla scaramanzia, e ad andarlo a trovare sul set di SuperQuark.

Ora tocca a te confessarlo.
Faccio mia la risposta che mi diede Vittorio Sgarbi: “Quello dove lo farò domani”!

Monarchia o Repubblica?
La prima, per spirito romantico e schifo nei confronti della politica moderna!

Come puoi essere Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Cavaliere della Repubblica?
Un giorno spedii semplicemente un mio volume all’allora presidente Napolitano, che mi rispose di essere rimasto stupito del fatto che un giovane avesse già scritto così tanti libri per beneficenza. L’anno dopo mi arrivò il cavalierato: perché rifiutarlo? Credo di essermelo meritato, più del nobile titolo concessomi dai Savoia solo per una sorta di “diritto dinastico familiare”, se così si può dire.

È vero che hai deciso di scrivere romanzi per fare curriculum?
I miei libri nascono per portare soldi alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di cui sono delegato. Le vendite in piazza dell’AIRC mi hanno fatto capire che è molto più facile chiedere denaro in beneficenza a qualcuno, se dai qualcosa in cambio. Arance e azalee insegnano. Fino ad ora, grazie ai miei libri, sono stati devoluti già oltre 25.000 euro.

Cos’hai fatto oggi?
Sveglia alle nove, preparazione delle domande per l’intervista telefonica con Gigi Proietti, realizzata poi alle 13,00.gerbotto3 Stesura dell’articolo e invio via mail del testo a Telesette. Ho recuperato mia figlia a scuola nel pomeriggio, per accompagnarla alla lezione di danza. Ennesimo scambio di vedute con l’ex moglie. Poi caffè al Beppe con Giorgio e Massimo e a cena a Le quattro stagioni con Ferruccio e Giovanni, gli amici di sempre. Solita lite con Manuela per essere rincasato tardi e ultimi ritocchi alle risposte di questa intervista davvero impertinente, con imprecazioni verso l’ormai “ex” amico giornalista che me l’ha fatta.

Se non fossi Gian Maria, chi vorresti essere?
Un giorno ho sentito dal vivo Berlusconi rispondere alla stessa domanda: “mio figlio!”. Io in realtà non saprei. Penso nessun altro. Al massimo diciamo un Gian Maria migliore. Se potessi tornare indietro cambierei molte cose, ma col senno di poi è facile.


LA VACANZA ITALIANA
gerbotto4La vacanza italiana, il secondo romanzo di Gian Maria Aliberti Gerbotto (con prefazione di Marco Berry) dopo L’ordine del vero, conferma le doti narrative del giornalista. Abbandonati i riti esoterici, l’azione assume le vesti del giallo e si concentra in Italia.
Decine di comparse del nuovo romanzo sono personaggi conosciuti della provincia Granda. Così come le ambientazioni: dall’Enoclub di Alba al Caffè Converso di Bra, dal Bar Cuba di Cuneo al Circolo Interno 2 di Saluzzo.
244 pagine – 14 euro – in libreria e online sul portale Feltrinelli


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