CORPO

Storia della Riflessologia plantare

Dal passato ad oggi

Articolo pubblicato il 16 Marzo 2020

Secondo alcune ricerche storiche, una pratica simile era diffusa nella Cina del 4000 avanti Cristo e nell’Antico Egitto. Inoltre, sembra che una sorta di massaggio dei piedi, con finalità terapeutiche su tutto il resto del corpo, facesse parte anche della cultura delle tribù indiane del Nord America.

Venendo a tempi più recenti, a proporre per la prima volta il concetto moderno di riflessologia plantare fu un medico statunitense di nome William H. Fitzgerald, nel 1913. Specialista in otorinolaringoiatria, Fitzgerald affermava che l’applicazione di una pressione sui piedi ha un effetto anestetico in determinate parti del corpo.

Questo effetto anestetico, avrebbe potuto sostituire l’utilizzo di farmaci anestetici in tutti quegli interventi chirurgici di piccola entità.
Le sue idee ebbero successo in particolare tra i dentisti, per questo un altro medico statunitense, di nome Edwin Bowers, le raccolse e ne fece dei trattati con tutte le informazioni necessarie alla conoscenza della pratica medica in questione.
Al tempo, la riflessologia plantare era nota come “terapia zonale“, termine quest’ultimo coniato proprio da Fitzgerald.

Tra gli anni ’30 e ’40 del Novecento, le teorie sulla terapia zonale subirono un’evoluzione, a ridefinire i concetti di Fitzgerald fu lo statunitense Eunice D. Ingham, di professione fisioterapista.
Ingham mappò sulla pianta dei piedi e sul palmo delle mani l’intero corpo umano; inoltrò cambiò il nome terapia zonale in riflessologia, in quanto sosteneva che le strutture anatomiche del corpo fossero riflesse su mani e piedi.

In Italia, due pionieri della riflessologia plantare contemporanea furono il neurologo Giuseppe Calligaris, professore presso l’Università di Roma, e il dottor Nicola Gentile. I loro studi sono datati attorno agli anni 1930.
Negli ultimi anni la medicina convenzionale, sotto il nome di “tecniche integrate” si sta approcciando sempre più anche alla riflessologia plantare, ne è un esempio il Policlinico Gemelli di Roma per le donne affette da tumore al seno.

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