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«Spero di trovare presto la “mia” Tania»

OSCAR BERTONE, TECNICO DELLA CAGNOTTO E COMMENTATORE RAI, SI RACCONTA DOPO L'OLIMPIADE DI RIO DE JANEIRO: UN PASSATO DA ATLETA SAVIGLIANESE E UN FUTURO DA TECNICO FEDERALE

Oscar Bertone

Articolo pubblicato il 3 novembre 2016

Durante l’Olimpiade di Rio De Janeiro la sua voce ci ha raccontato tutte le gare dei tuffi. Dalla piattaforma e dal trampolino, individuale e sincro, maschile e femminile. Fino a quella “citazione”, che non è sfuggita agli addetti ai lavori e a tutto il pubblico della Granda: “Ho cominciato presso la piscina di Savigliano”, pronunciata durante la finale in cui Tania Cagnotto ha conquistato il bronzo dai tre metri, la gara con lo share più alto in assoluto di tutta la programmazione Rai.

Oscar Bertone ha scelto il palcoscenico più prestigioso per ricordare le proprie origini di atleta dei tuffi e ha riempito d’orgoglio (e di un pizzico di popolarità) chi oggi guida e con ottimi risultati tiene vivo l’impianto saviglianese.

Bertone (primo a sinistra) a Savigliano
Bertone (primo a sinistra) a Savigliano

«All’età di sette anni ho iniziato la scuola nuoto a Savigliano (CN) – racconta l’attuale tecnico federale e commentatore della tv di stato nato a Fossano –: in realtà, passavo più tempo sul trampolino da un metro che in acqua. Guido Cuteri, l’allora direttore dell’impianto, è stato il primo a credere in questa disciplina e proprio grazie a lui, e al mio primo allenatore Gigi Albonico, in breve tempo lo Swimming Club Savigliano ha dato vita una vera e propria squadra di tuffi».

Che ricordo ha del suo primo direttore?

Guido Cuteri e un giovanissimo Bertone
Guido Cuteri e un giovanissimo Bertone

«Cuteri era un omone con i baffi, a noi piccolini sembrava spesso molto burbero, ma in realtà era una persona buona e disponibile. In quegli anni io “vivevo” in piscina e quindi avevo spesso occasione di incontrarlo: oggi lo ricordo con ammirazione, perché senza la sua forza di volontà e il suo lavoro la realtà saviglianese dei tuffi probabilmente non sarebbe mai esistita».

Savigliano è stato il suo trampolino…di lancio, cui seguì l’esperienza a Torino, come portacolori della Libertas Dino Rora: fino all’arrivo nella sua vita sportiva di Giorgio Cagnotto.

«A 15 anni ho lasciato la famiglia e mi sono trasferito a casa di Cagnotto, il mio nuovo allenatore. Mi ha accolto come un figlio e, con lui, ho condiviso anche l’emozione della nascita di Tania, nel 1985».

E proprio la campionessa bolzanina, 27 anni dopo, ha voluto “riunire” questa famiglia: all’indomani delle Olimpiadi di Londra 2012, concluse con due medaglie di legno e tantissime lacrime, la Cagnotto ha chiesto a Bertone di entrare a far parte del suo staff tecnico, per preparare al meglio la prossima (e ultima) Olimpiade, quella di Rio.

«Nel frattempo io ero entrato nelle Fiamme Oro, avevo concluso la mia carriera di atleta (culminata con la partecipazione alle Olimpiadi di Seul, ndr) ed ero diventato tecnico federale e responsabile della nazionale giovanile, con cui avevo appena conquistato il titolo ai campionati europei».

Ha accettato subito?

«Sinceramente no, ci ho pensato per tre mesi. La sfida era stimolante, ma molto pericolosa. Stavo vivendo il momento più bello della mia carriera, ma anche il più difficile perché ero consapevole che se avessi fallito io, avrebbe fallito anche lei. Così ho iniziato come semplice osservatore, per capire quale potesse essere il mio apporto a questa sua ultima, grande sfida».

Cosa l’ha convinta?

«La professionalità di Tania: in questi anni di preparazione alle Olimpiadi si è messa in discussione ogni giorno, ascoltava e metteva in pratica qualsiasi nostra indicazione, non si è mai risparmiata».

Quindi lei si aspettava questo splendido e doppio risultato in Brasile?

«Io sapevo come avevamo preparato le gare: nei minimi dettagli, sia per l’individuale, sia per il sincro con Francesca Dallapè. Abbiamo lavorato a livello tecnico, cambiando la carpiatura di Tania per migliorare le rotazioni in avanti, e a livello mentale. Consapevoli delle variabili condizioni meteo di Rio, abbiamo saltato in condizioni di vento, pioggia e freddo, per essere pronti a tutto in gara. Quindi sì, sapevo che avrebbe potuto essere una grande Olimpiade».

Bertone con Stefano Bizzotto
Bertone con Stefano Bizzotto

Gli allenamenti vissuti a bordo vasca, le gare in “cabina di commento” al fianco di Stefano Bizzotto: la sua esultanza all’ultimo tuffo di Tania ha fatto emozionare tutti i tifosi incollati alla tv.

«Dopo quel tuffo meraviglioso ho esultato perché sapevo che Tania aveva ottenuto il suo record di punti e lo aveva fatto in una Olimpiade. Ma prima di festeggiare la medaglia dovevamo attendere il risultato della canadese Abel».

Invece la finale del sincro l’ha vissuta per lo più “in silenzio”.

«Quella gara aveva un peso specifico doppio: Tania sapeva che per Francesca era l’unica occasione, mentre lei avrebbe avuto ancora la prova individuale. Quindi il risultato poteva condizionare l’intera Olimpiade. Ed è stato così, per fortuna!».

L’ha stupita di più l’erroraccio di Zacharov nella semifinale dai tre metri o l’esclusione di Tom Daley dalla finale 10 metri dalla piattaforma?

«Ancora non mi capacito dell’esclusione di Daley, ho visto i suoi tecnici rimanere senza parole di fronte alla sua semifinale. Non mi sono, invece, stupito di Zacharov, aveva mostrato qualche difficoltà già in allenamento e l’ho visto spesso litigare con i suoi allenatori a bordo vasca».

Tania e Francesca hanno chiuso la loro carriera. Chi c’è adesso nel futuro della nazionale dei tuffi?

«Giovanni Tocci e Andrea Chiarabini, che con il 6° posto nella finale sincro da tre metri a Rio hanno superato ogni aspettativa. E poi segnatevi questi nomi: Francesco Porco e Chiara Pellacani».

Bertone con Tania Cagnotto e Francesca Dallapè
Con Tania Cagnotto e Francesca Dallapè

Archiviata la sua esperienza di tecnico di Tania Cagnotto, quale sarà la sua prossima sfida?

«Sarò il direttore del centro tecnico federale Acqua Acetosa di Roma, la nuova “palestra di tuffi”: un impianto che mancava e che ci permetterà di compiere quel salto di qualità e colmare il “gap” con le altre nazioni del mondo».

Con l’auspicio che, tra i tanti giovani che incontrerà e farà crescere in questa sua nuova avventura di tecnico, «io possa trovare la “mia” Tania».

 

 

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One thought on “«Spero di trovare presto la “mia” Tania»

  1. Tiziana Scavarda

    Mi è piaciuto da subito il vostro “unico”…fin dal primo numero….sono una vostra affezionata lettrice!! Grazie d esserci….

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