SOCIETA' E COSTUME

Purezza autentica, ovvero “terre alte”

Un breve tour per chi non cerca acque cristalline ma il cielo nitido d’altura. Per chi ama le atmosfere autentiche, da Triora a Elva, che si rianima a ferragosto con il noto concerto estivo.

Articolo pubblicato il 4 Luglio 2014

È la Valle Maria a ospitare l’edizione numero 34 del Concerto di Ferragosto, immancabile appuntamento di mezza estate con l’Orchestra Bartolomeo Bruni della Città di Cuneo.
Per il ritorno in valle, dopo il concerto del 2002 alla Gardetta di Canosio, è stata scelta Elva, con il suo teatro naturale poco oltre Borgata Martini, raggiungibile solo a piedi.
L’evento sarà trasmesso in diretta dalla RAI, come eccezionale vetrina delle vallate cuneesi, che hanno ceduto il posto a location torinesi solo in occasione delle Olimpiadi e dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Elva, perla d’arte

Ma gli appassionati di turismo montano non attendono di certo il 15 agosto per salire in quota, nel cuore della natura incontaminata, dove ad attenderli ci sono splendidi borghi, spesso ben conservati, a volte letteralmente rinati, grazie alla spinta e al lavoro di veri amanti della montagna.
La stessa Elva è una di queste “chicche”, nonostante la sua posizione decentrata rispetto alle vie di passaggio: una fortuna da un certo punto di vista, poiché ciò ha permesso al borgo di restare ai margini di guerre spesso devastanti. Le borgate di Elva, raggiungibili anche dal Colle di Sampeyre durante la bella stagione, hanno mantenuto intatto un sapore medievale, memori dell’appartenenza al Marchesato di Saluzzo.
Ma è nella Parrocchiale del XV secolo, dedicata a Santa Maria Assunta, che si trovano i reperti più significativi dal punto di vista storico-artistico, come il noto ciclo di affreschi attribuiti al “Maestro d’Elva”, il pittore Hans Clemer, che rappresentano l’infanzia di Cristo e la vita di Maria, mentre sul fondo domina la scena della crocifissione del Signore.
Il resto lo fa il paesaggio, con l’emozionante strada del Vallone da percorrere per giungere a destinazione, in mezzo a praterie e pinete, dove non è raro ammirare greggi all’alpeggio, tra violette alpine e rododendri.

Chianale, cuore occitano

Scollinando da Elva verso Sampeyre e salendo in direzione del Colle dell’Agnello, si incontra Chianale (frazione di Pontechianale), nel cuore della occitana Valle Varaita. Non lontano dall’Alevé, il bosco di pini cembri più grande d’Europa, e dal lago di Pontechianale, il borgo di Chianale si trova a 1.800 m sul livello del mare. Caratteristico per le sue case con i tetti a lose (le tipiche lastre di pietra) e travi in legno, è diviso in due dal torrente Varaita: da un lato si trova la Parrocchiale di San Lorenzo, del XVII secolo, con il suo altare barocco del 1726. Chi dovesse farci tappa non può mancare le irresistibili ravioles, i gnocchi di patate impastati con il toumin dal Mel (come vuole la tradizione) e conditi con burro fuso.

Bellino, non solo meridiane

Scendendo da Pontechianale, all’altezza di Casteldelfino, una deviazione conduce a un piccolo vallone laterale. Qui, sparso su più borgate, si trova Bellino, che deve al suo isolamento e alla sua “marginalità” rispetto al resto della vallata, un fascino autentico, assolutamente integro, che si esprime negli aspetti esteriori di maggiore impatto, come la tipica architettura alpina, ma anche nella vita di ogni giorno. Non a caso, Bellino è ancora oggi, baluardo della cultura occitana e, in particolare, della parlata nosto modo che si ritrova solo qui.
Bellino è un vero concentrato di testimonianze storiche, come gli oltre 30 quadranti solari (meridiane) datati tra il 1735 e il 1934, uno straordinario repertorio di scienza antica (la gnomonica), oppure le têtes coupées, volti scolpiti nella pietra, di origine celtica, che si vedono spesso capovolti e murati sulle facciate delle case (con una funzione originaria di protezione contro i nemici o gli spiriti maligni).
Sempre a Bellino, in Borgata Celle, è visitabile, a richiesta, il Museo del Tempo e delle Meridiane e, da non perdere, ogni tre anni a febbraio (la prossima nel 2015), la Beò, carnevale alpino messo in scena dagli abitanti delle borgate.

Ostana, baciata dal Monviso

Cambiando vallata, un altro borgo fa parlare di sé ai piedi del Monviso: è Ostana, minuscolo comune della Valle Po costituito da borgate sparse e dislocato in una posizione panoramica unica, proprio di fronte al “Re di Pietra”. Una camminata di quattro ore circa permette di fare il giro di tutte le borgate e ammirare l’architettura che fonde il legno con la pietra, e le immancabili coperture a lose. Insieme a Chianale, Ostana fa parte, a buon diritto, del club dei Borghi più Belli d’Italia, nonostante oggi siano rimasti poco più di 70 abitanti che curano il paese in maniera esemplare. Il resto, inutile negarlo, lo fa la vista impareggiabile sul Monviso: folgorante.

Bergolo, il paese di pietra

Bergolo figura tra i Borghi Autentici d’Italia, in posizione panoramica tra la Valle Uzzone e la Val Bormida. Caratterizzato da case in pietra splendidamente ristrutturate, domina i ripidi versanti tra la Valle Bormida e la Valle Uzzone, al confine tra Piemonte e Liguria. Conosciuto come “il paese di pietra”, a 600 m circa sul livello del mare, Bergolo è una vivace realtà dove arte e turismo si fondono, attirando visitatori dall’Italia e dall’estero. Alcune manifestazioni estive lo hanno reso meta di turisti di tutte le età, ma il suo fascino raccolto merita più di una visita.

Usseaux e le sue cinque borgate

Ritornando nella cornice delle Alpi Cozie, ci spostiamo a Usseaux, in alta Val Chisone. Il comune è costituito da cinque villaggi alpini fra i più antichi della valle e vi si possono ammirare la tipica architettura alpina, le fontane, i lavatoi, i forni per il pane, il vecchio mulino e i segni della vita montana, impregnati di tradizione, per non parlare dei murales (una quarantina), legati al tema della cultura contadina, della natura e dei personaggi delle favole, che animano le viuzze e i vicoli del capoluogo. Per chi apprezza, da non perdere un assaggio di Plaisentif, il “formaggio delle viole”, prodotto con il latte dei primi giorni d’alpeggio, ricco di essenze floreali e stagionato per almeno 80 giorni.

Macugnaga, non solo sci

Famosa per la propria stazione sciistica invernale, Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa (nel Verbano-Cusio-Ossola), resta comunque un’attrazione estiva da non perdere. Lo scenario naturalistico è mozzafiato e non occorre di certo essere alpinisti esperti per apprezzare i laghi e i bacini della zona, alcuni fruibili solo in estate, in seguito allo scioglimento dei ghiacci. Com’è noto, a Makanà (“Macugnaga” in lingua autoctona, di origine germanica) sopravvive la comunità dei Walser, discendenti di quei coloni alemanni che nel X secolo penetrarono attraverso la valle del Rodano, acclimatandosi tra i primi a condizioni ambientali proibitive e imparando a dissodare e coltivare le “terre alte”. L’architettura locale si basa sul Blockbau (antichissimo sistema di costruzione ad incastro di tronchi di larice), e vicino alla chiesa vecchia si erge un imponente tiglio secolare, dichiarato monumento nazionale.

Triora, il paese delle streghe

Anche la Liguria vanta alcune “perle” incastonate tra le zone montuose dell’entroterra: in quota troviamo Triora, in provincia di Imperia, millenario borgo della Valle Argentina, che fu teatro nel XVI secolo di uno dei più famosi processi alle streghe.
Il senso di mistero e il fascino magico rivivono in alcune manifestazioni organizzate tra il paese e il vecchio borgo. Non mancano, a completare il quadro, suggestivi caruggi scavati nella roccia, antri di case diroccate e portici tenebrosi, come pure i notevoli portali, da quello gotico della Collegiata del XII secolo, a quelli che fregiano alcuni palazzi nobiliari, con bassorilievi in pietra e ardesia dal sapore mistico.

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