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SPORT

Potenza e leggerezza a filo d’acqua

Forza, cervello, equilibrio, ma anche affiatamento, socialità, tradizione. Tutto questo è il canottaggio. A Torino, nasce lungo il Po una storia secolare che oggi è viva più che mai.

ph: Fuji street shooter

Articolo pubblicato il 10 settembre 2014

Molte delle grandi città europee hanno una caratteristica in comune: sono nate vicino a corsi d’acqua importanti. La prima capitale italiana non fa difetto: Torino non sarebbe quella che è oggi senza il Po, il fiume più lungo d’Italia, una delle maggiori vie fluviali utilizzabili anche a scopi sportivi.
Fu così che alla fine del XIX secolo, la capitale sabauda divenne il cuore pulsante del canottaggio italiano, con lo sviluppo repentino dei primi circoli. A contendersi il titolo di società più antiche, ancora oggi attive, sono la Reale Società Canottieri Cerea, che ha festeggiato nel 2013 i 150 anni di vita (1863), il Circolo Eridano (fondato anche nel 1863), la Canottieri Armida, società istituita nel 1869, la Canottieri Caprera, del 1883, e la Esperia Torino, del 1886.
E proprio a Torino, il 31 marzo 1888, grazie al contributo di alcuni di questi circoli, nacque il Rowing Club Italiano, l’attuale Federazione Italiana Canottaggio.
Il lungo Po visse grandi stagioni, complice anche la spinta della Casa Reale, e divenne da subito un luogo sportivo, teatro di numerose regate e manifestazioni, ma anche luogo del convivio, dove i torinesi potevano godere dell’atmosfera suggestiva del fiume, socializzare, intrattenersi e organizzare attività culturali. Dalla fine del XIX secolo ad oggi, le cose sono molto cambiate, ma molti circoli mantengono un forte attaccamento alle tradizioni e uno stretto legame con gli anni della fondazione, quando l’aristocrazia torinese primeggiava e utilizzava lo spazio tra il Parco del Valentino e il Po come ritrovo privilegiato.
Negli anni successivi all’istituzione dei club a bordo fiume, sono nate altre società, come il CUS Torino, spiccatamente più votata all’ambito sportivo, o gli Amici del Fiume, fondata nel 1979 con intenti sportivi e di socializzazione rivolta a tutti, e profondamente legata al rispetto dell’ecosistema fluviale.
Oggi, per chi vuole avvicinarsi al canottaggio, l’offerta non manca: a seconda delle società, si va dai corsi per ragazzi dai 9 ai 14 anni, con lezioni teoriche e le prime uscite sul fiume con istruttori qualificati, a quelli pre-agonismo o agonistici per ragazzi dai 15 anni ai 17, fino ai corsi amatoriali per i maggiorenni.
In alcuni casi, le squadre, difendendo i colori della propria società, partecipano a regate a livello italiano e internazionale, dove i circoli torinesi ancora oggi si distinguono per tenacia e risultati.
Anche le scuole cittadine di ogni grado vengono coinvolte in questo sport, prima con attività propedeutiche a terra, poi con uscite sulle diverse imbarcazioni, seguite da personale specializzato. Infine, nei “master” (categoria a partire dai 27 anni) i soci dei vari circoli continuano a eguagliare le gesta dei lontani fondatori vogando sul fiume Po.

Per chi limita la conoscenza del canottaggio ai successi olimpici italiani, va spiegato che esistono diversi tipi di imbarcazione, per lunghezza, materiali e numero di vogatori, a cui si può aggiungere il timoniere, da cui la celebre dicitura “con” o “senza” (come non citare il famoso “due con” dei fratelli Abbagnale e del timoniere Di Capua…).
Le caratteristiche delle imbarcazioni sono definite dalla Federazione Internazionale di Canottaggio (FISA) e adottate dalle Federazioni Nazionali per la pratica dell’attività agonistica: a volte devono rientrare solo nei limiti di peso; in altri casi, forme e dimensioni hanno standard definiti da seguire. A Torino si può vogare anche su imbarcazioni storiche in legno, che consentono di uscire sul fiume in formazione di doppio, di due con o senza, di quattro di coppia, o ancora di otto o di jole, a seconda che si azioni un solo remo o due.
Il canottaggio è uno sport completo, dove forza e resistenza si uniscono alla necessità di sincronismo tra i membri dell’equipaggio: si tende alla ricerca di leggerezza e velocità, ma se ci si svincola della pressione dall’agonismo, l’armonia che si crea è sicuramente fonte di grande relax per chi pratica questo sport per puro piacere. Godere della vista della città nel silenzio del fiume, lontani dal traffico e dalla frenesia, circondati, da un lato, dal Parco del Valentino e, dall’altro, dalla verde collina torinese, è motivo più che valido per intraprendere questa disciplina lungo le rive del Po.
Un mondo da scoprire, per ritrovare una nuova dimensione di sé e recuperare un punto di vista “privilegiato” su una delle più belle città europee.


Torino, città di campioni

Oltre a essere stata una delle città storicamente più attive sul fronte del canottaggio, Torino ha regalato grandi campioni alla specialità, a partire dalla fine del XIX secolo per arrivare ai più recenti campionati mondiali. Tra i più celebri, Antonio Masera (Canottieri Caprera), che pur esordiendo all’età di 35 anni, si laureò Campione Italiano nella specialità dello skiff ai primi Campionati Nazionali di Stresa del 1889. Anche la Canottieri Armida portò a casa un titolo nel “quattro con”, così come la Canottieri Esperia e la Cerea, entrambe torinesi, vincitrici nel “due con”, su diverse distanze. La Caprera vanta altri due grandi campioni, Silvio Venesia e Primo Serramoglia, che prima della guerra diedero prova della loro classe: si ricordano per gli allenamenti interminabili, in cui mai paghi di se stessi, solcavano il fiume alla ricerca dell’affiatamento perfetto. Le società torinesi, oggi ancora molto attive, hanno trovato gli eredi di un’illustre tradizione in atleti come Gianluca Sapino e Alin Zaharia (Caprera) che, con Matteo Pinca (formato al Canottieri Moto Guzzi e ora al Corpo Forestale dello Stato) e Guido Gravina (Reale Società Canottieri Cerea), hanno vinto il Mondiale Under 23 in Lituania nel 2012. 


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