UNDER 40

Polistrumentista giramondo

Sol Ruiz originaria di Cuba, ha fatto di Torino la sua casa. Ci vive da quattro anni. Anche se domani potrebbere essere in Giappone o di nuovo in America.

Articolo pubblicato il 5 Maggio 2014

Per capire chi sia Sol Ruiz, bisogna incontrarla anche giù dal palcoscenico. Perché lei, cantante e polistrumentista di origine cubana, nata e cresciuta a Miami, è un’artista in ogni momento e non solo quando è la protagonista dello show. Poco più che trentenne (impossibile farsi rivelare l’età, come altri dettagli della sua vita, su cui mantiene un vezzoso riserbo), un po’ come la pittrice messicana Frida Kahlo, incuriosisce non solo per le sue opere, per i singolari brani che sa comporre, suonare e cantare, ma anche per la sua storia fuori dall’ordinario, per gli abiti che indossa, per la sua capacità di viaggiare attraverso le culture. Abituata a esibirsi nei locali delle grandi città degli Stati Uniti, dove aveva un buon seguito, quando viveva a New Orleans venne invitata dal suo agente per una tournée in Italia. Era l’estate del 2010. Sol avrebbe dovuto fermarsi per due settimane, ma vi rimase per quattro mesi. La sua “base” era Bussana Vecchia, in Liguria. “Lì ho conosciuto tanti musicisti – spiega – e insieme a loro ho cominciato a sviluppare un nuovo progetto. Era tutto nuovo per me e imparavo a suonare la musica dell’Italia meridionale, i ritmi balcanici e klezmer. Ero entrata a fare parte di un gruppo che aveva la base a Torino: andavo e tornavo da Bussana insieme a loro. E con loro sono rientrata negli Stati Uniti per un piccolo tour, ma a dire il vero non vedevo l’ora di tornare in Europa. L’Italia mi chiamava, per un motivo o per l’altro”.
Così Sol, che per natura è una giramondo, ha fatto di Torino la sua casa. Ci vive da quattro anni ormai. Anche se, naturalmente, “domani potrei essere in Giappone o di nuovo negli Stati Uniti. Chi può dirlo”. La sua famiglia è proprio come la si potrebbe immaginare, fatta di musicisti viaggiatori e hippy: “Mio fratello – afferma la cantante – suonava il piano e mi accompagnava quando cantavo. E quando avevo otto anni, un’amica di famiglia, per Natale, mi regalò una chitarra”. Con quella, Sol cominciò a scrivere canzoni, surrealiste, inventate, frutto di una fantasia nutrita dalle poesie di Shel Silverstein e dalla musica del cantautore e fisarmonicista Wierd Al Yankovich. Cantava con la sorella, recitava. E in casa nascevano idee per nuove melodie, per film e pièce teatrali. “La musica, per i cubani, è come il cibo per gli italiani – dice Sol. – Avevo insegnanti e adulti che credevano in me e mi supportavano. Non avevo amici della mia età e questo ai miei genitori sembrava  un po’ strano, ma dai grandi imparavo tante cose che nessuno a scuola poteva insegnarmi”.

A 18 anni, la musica divenne la sua vita, una forma di  terapia. “In quel periodo studiavo etnomusicologia all’università, vicino a New Orleans, ed ero concentrata sulla musica dei nativi americani. Per me era come uno specchio: se lo guardavo riuscivo ad analizzarmi”. Dalla musica come terapia alla consapevolezza di voler creare arte, il passo è stato breve. Per creare i suoi brani, Sol vede la vita attraverso il microscopio e la amplifica con la musica. Ci mette tanto di se stessa, della mezcla di cui è fatta. “La mia cultura è molto cubana. A chi non c’è mai stato, provo a spiegare che Miami è al 90% latina e dista solo 150 km da Cuba. Quasi come dire Torino e Genova. Non è come le altre città degli Stati Uniti: è molto speciale e ha il suo dialetto, lo spanglish”.
Dopo il divorzio dei genitori, Sol è andata a vivere con la nonna. Nella sua casa di Miami andavano a trovarli tutti i parenti di Cuba e a volte stavano in otto in due camere. Ma il contatto con la sua gente le ha insegnato tanto: “Nella cultura cubana sono molto importanti le barzellette e la capacità di raccontarle. Questa abilità mi è servita tanto scrivendo le mie canzoni. Il cubano è un inventore per natura: per noi è importante sapercela cavare con il poco che abbiamo”.

Della sua storia, delle persone che incontra, di quelle del suo passato e dei luoghi in cui ha vissuto è fatto l’ultimo album, Reasonable Diva, appena uscito e prodotto negli Studio 71 a Miami da Bobby MacIntyre. È un disco fatto di contaminazioni, che segna il naturale incontro tra la tradizione della musica cubana e il sud degli Stati Uniti, tra funk, New Orleans e mariachi, ed è impreziosito dalla voce di Sol, che sa rivisitare blues, cuban son e soul. “Questo album ha un po’ di New Orleans, un po’ di Messico, un po’ della musica balcanica. E tanto di Miami, di Cuba e dell’Italia. In ogni brano ci sono diversi personaggi, che cambiano e si ‘rinfrescano’ ogni volta che interpreto le canzoni: è un po’ come al teatro, a cui mi ispiro. Mi piace essere un ‘polipo’ musicale, che prende qualcosa da tutte le arti”. A fine giugno, dopo una tournée negli States, Sol tornerà in Italia.

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