[UNICO] Arte

Piccoli tesori d’arte

Il passato di Bene Vagienna, dall'impero romano ai giorni nostri, mette in luce piccoli tesori d'arte.

Articolo pubblicato il 5 Maggio 2014

Dopo aver visitato Bene Vagienna, mi sono convinto di una cosa: la cittadina piemontese, situata sul crinale che conduce alle Langhe, brilla di luce propria e non ha bisogno dei riflettori mediatici per trasmettere tutta l’importanza del suo passato millenario. Certo, se solo si riuscisse a veicolare maggiormente l’informazione, si potrebbe fare del piccolo centro un vero e proprio polo culturale e turistico nel Piemonte meridionale, ma queste scelte appartengono alla politica prima di tutto: concentriamoci quindi sulla sfera prettamente artistica inoltrandoci nei meandri tortuosi del centro storico medievale.

Prima sosta a Casa Ravera, un complesso museale fresco di restauro (2006-2011), oggi proprietà del ministero dei Beni Culturali e del Turismo: qui come altrove, l’associazione “Amici di Bene” ha dato un contributo di fondamentale importanza mettendo a disposizione della collettività, con grande passione e spirito altruistico, una notevole mole di conoscenze e competenze. L’edificio risale all’inizio del XV secolo, nel periodo di egemonia della casata Savoia-Acaja, e in epoca barocca venne innalzato di un piano con annesso loggiato affacciato sul cortile interno, nel quale oggi trova posto un’elegante caffetteria. A metà del XIX secolo, la casa fu acquistata dall’importante famiglia benese dei Ravera e alla fine del secolo l’architetto Alfredo D’Andrade, insieme con Giovanni Vacchetta – uno dei pionieri scopritori di Augusta Bagiennorum – fecero stonacare l’edificio, ripristinandone l’aspetto originario.

Mi accompagnano nel percorso espositivo Michelangelo Fessia, grande conoscitore e presidente dell’associazione, e Massimo Ravera, autore dei restauri lignei dei locali del museo e di gran parte degli interventi effettuati nelle chiese e nei palazzi della città. La prima sala presenta, attraverso interessanti espedienti illuminotecnici, alcuni suggestivi disegni relativi alle prime esplorazioni archeologiche condotte sulle vestigia dell’antica città romana. Si passa poi, in ordine di tempo, alla sala che ospita i reperti medievali, tra cui alcune belle chiavi di volta e una pregevole scultura lignea del Cristo Deposto – fortunatamente molto ben recuperato – per finire con una bella tela di ambito vercellese in rappresentanza del periodo rinascimentale. Nelle successive stanze che tracciano la storia dell’età barocca, sono esposti oggetti liturgici in argento, alcune sculture lignee provenienti dalle Chiese dei Disciplinati Bianchi e Neri, oltre a una serie di bei dipinti di scuola genovese.

Ma i pezzi forti devono ancora venire: segue, infatti, un’infilata di oggetti da capogiro, capitanata da due tabernacoli di Pietro Piffetti (1701-1777) provenienti dai Cappuccini di Bene e di Carrù, vero e proprio capolavoro di intarsio effettuato con i materiali più rari e preziosi. Dulcis in fundo, custodito in una teca “su misura”, ecco comparire l’Ostensorio Magistrati (1695-1698), dono dell’Imperatore d’Austria Leopoldo I d’Asburgo, nonché esempio qualitativamente straordinario della migliore oreficeria tedesca.

Dopo aver lanciato uno sguardo d’insieme ai locali del piano superiore, adibiti a sede per esposizioni temporanee, con vetrine all’avanguardia e spazi che stuzzicano la fantasia degli amanti delle mostre più sofisticate, lasciamo definitivamente Casa Ravera, per dirigerci rapidamente verso la Confraternita dei Disciplinati Bianchi, riccamente arredata e decorata, dove ammiriamo innanzitutto due maestosi dossali lignei con annesse ancone. Gli stucchi vorticosi e aggettanti che investono le pareti della chiesa sono invece di mano dei luganesi Beltramelli, mentre il portale ligneo magistralmente intagliato è opera del milanese Gerolamo Canetta.

Ma il tempo stringe e c’è ancora molto da vedere: attraversiamo un paio di isolati camminando sotto i portici finché giungiamo a cospetto della Chiesa di San Francesco, con la sua voluminosa facciata: cattura immediatamente la nostra attenzione l’altare marmoreo in fondo alla navata sinistra (1775), attribuito a Filippo Juvarra, contenente una pala dedicata alla Beata Paola. Ma il clou è rappresentato dal coro ligneo cinquecentesco, proveniente dall’abbattuto Convento della Rocchetta, composto da ben 24 stalli sfarzosamente ornati con immagini antropomorfe, il cui linguaggio tradisce l’influenza delle Americhe scoperte pochi decenni prima. La ricchezza e la rarità dei materiali presenti in questa chiesa, così come nei palazzi nobili della città, non deve stupire, se si pensa che nel 1763 Carlo Emanuele III aveva innalzato Bene a principato per il figlio Benedetto Maria Maurizio di Savoia, Duca del Chiablese, privilegio che aveva determinato la presenza in loco degli artisti e degli architetti operanti a corte.

Tornando sui nostri passi, prima di congedarci, passiamo di fronte a Palazzo Lucerna di Rorà (oggi sede del Museo Civico-Archeologico) e ci imbattiamo poi in Palazzo Oreglia, con l’antistante parco-orto botanico, un’oasi di pace che in precedenza era stata parte integrante dell’antico convento dei cappuccini. Ultima nota di colore: la città mantiene ancora traccia della segnaletica di epoca napoleonica, con le targhe apposte agli angoli delle strade in cui campeggiano i nomi delle vie in francese. Chapeau.

UFFICIO TURISTICO DI BENE VAGIENNA
c/o Casa Ravera, Via Vittorio Emanuele 43 – Bene Vagienna (CN)
Tel. +39 0172 654969 | ufficioturismo@benevagienna.it
www.amicidibene.it

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedInEmail this to someone

© [UNICO] people&style 2014