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Piccoli comuni che rischiano di scomparire: in arrivo 100 milioni di euro per salvarli.

Un ddl stanzia un fondo di 100 milioni di euro per recuperare i borghi antichi.

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Articolo pubblicato il 20 dicembre 2016

Molti borghi antichi, piccoli e con pochi abitanti, stanno scomparendo. Secondo i dati rilevati dal Cresme per Legambiente e Anci, spopolamento e problemi di natura ambientale stanno mettendo a dura prova la vita di quasi il 70% dei borghi italiani, oltre 2000 in valore assoluto. Un valore culturale e architettonico inestimabile che è importante tutelare e difendere. Intervenire allora è indispensabile per evitare che vengano lasciati all’abbandono.
Per questo motivo un ddl, a partire dal 2017, cercherà di salvare i borghi con meno di 5000 abitanti. L’iter di legge, iniziato nel 2013, dovrebbe essere alle battute finali.
A firmare per primo il provvedimento Ermete Realacci, deputato del Pd che spiega il valore identitario di questi borghi, che divengono perciò prezioso patrimonio della cultura italiana: “I piccoli centri concentrano il 90% delle nostre Dop e Igp agroalimentari; amministrano più della metà del territorio nazionale, in essi vivono oltre dieci milioni di italiani. Non sono un’eredità del passato, ma una straordinaria occasione per difendere la nostra identità, le nostre qualità e proiettarle nel futuro. Inoltre la nuova economia ha bisogno di banda larga, che non a caso è al primo posto tra le misure previste dal ddl: se si è connessi con il resto del mondo si può dare vita a iniziative economiche di grande scala anche in luoghi minuscoli“.
Se il ddl diventerà legge, è previsto un fondo di ben 100 milioni di euro che sarà attivo fino al 2023. L’obiettivo è quello di riqualificare i borghi dando loro nuove funzioni, specie laddove il patrimonio immobiliare è stato abbandonato. Tra le proposte quella della ricettività diffusa, oltre che interventi per risanare i problemi legati al dissesto idrogeologico. Si tratta dunque di una riqualificazione strutturale ma anche sociale e culturale.

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