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Paese che vai usanza che trovi

Paese che vai usanza che trovi

Articolo pubblicato il 7 Marzo 2014

Viaggiare è un regalo che cerchiamo di farci quasi tutti, quando possiamo, per staccare un poʼ la spina e per ricaricare le batterie. È un piacere per il corpo e per lo spirito, ed è bene che le ferie non siano solo un trofeo da sbandierare al mondo intero. Nell’era dei social, per molti, le vacanze diventano solo un modo per postare cronologicamente ogni istante, in maniera quasi ossessiva. Godersi il riposo vuol dire anche saper lasciare a casa le abitudini di tutti i giorni, per assaporare con calma quanto il territorio e le persone che ci accolgono hanno da regalarci. Per questo, prende un sapore speciale il sapersi adattare agli usi e ai costumi altrui, come sappiamo fare quando entriamo in casa di altre persone. È importante leggere libri e guide sul Paese di destinazione, al fine di evitare spiacevoli scoperte o sorprese. Inoltre, ci sono alcuni principi di base, nella sfera delle buone maniere, che sono comunque e ovunque validi: evitiamo, per esempio, di fotografare persone che non conosciamo, dando per scontato che a loro possa far piacere, poiché spesso è proprio il contrario! E al ristorante, nel rispetto di chi sta lavorando, è preferibile se la scelta ricade sui piatti tipici, anziché su pizza o spaghetti. Quando si viaggia all’estero è anche opportuno tenere in considerazione le usanze locali, anche se per noi stravaganti o curiose, in segno di sensibilità nei confronti delle popolazioni che ci ospitano. Per esempio, forse non tutti sanno che…

• In Messico gli orari sono molto flessibili, quindi un po’ di ritardo sulla tabella di marcia sarà alquanto gradito.

• In Cina è consuetudine alzarsi in piedi quando entra qualcuno in una stanza. Inoltre, i piedi coperti anche in estate e un abbigliamento semplice sono abitudini apprezzate.

• In Giappone, per salutarsi non ci si stringe la mano, ma ci si inchina. Occorre togliersi le scarpe prima di entrare in un’abitazione; non si dice mai “cin cin” durante un brindisi ed è bene aspettare che sia il padrone di casa a parlare per primo. Infine, mai rifiutare una tazza di tè.

• In Australia, nei bagni sia pubblici che privati, occorre ricordarsi di abbassare il coperchio del WC, per non incorrere in rimproveri imbarazzanti.

• In Irlanda, probabilmente potrà capitare che in un pub qualche sconosciuto rivolga la parola a chi entra. Non è da considerarsi un atto di invadenza, bensì una forma di cortesia riservata agli stranieri.

• In Gran Bretagna, come in Giappone e in tanti altri Paesi, occorre rispettare rigorosamente le file e le code quando si sale su un mezzo pubblico o in un ufficio.

• In Lapponia, chiedere a un abitante del luogo dove pascolano le sue renne è come se chiedessero a noi dove abbiamo depositato i nostri risparmi. Peggio ancora se gli si domanda quante renne possiede!

• Nella Città del Vaticano, fulcro della Cristianità, è fondamentale indossare un abbigliamento rispettoso del luogo.

• In Danimarca e in Olanda è molto gradito il rispetto della corona.

• In California, Utha, Nevada e tantissimi altri Stati degli USA, si potrà incorrere in sanzioni da 2.000 dollari e oltre se si getta per strada un pezzo di carta.

• In Turchia, per dire “no” le persone emettono un semplice suono (tsk), oppure alzano le sopracciglia o ancora fanno le due cose insieme, sollevando la testa di scatto. Scuotere la testa per dire “no”, all’italiana, non avrà il risultato desiderato, in quanto nella loro usanza vuol dire semplicemente “non ne sono sicuro”.

• In India, la carta igienica non è utilizzata – si trova solo negli hotel – ed è consuetudine lavarsi con acqua corrente. Nel sud, il cibo si mangia con le mani, nello specifico con quella destra, poiché la sinistra è considerata impura.

Quindi “tutto il mondo è paese”? Più o meno sì, basta conoscerlo, rispettarlo, sapersi adattare e poi… l’importante è viaggiare e godere dei benefici che ciò comporta per la mente e per lo spirito!

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