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LEGGE

Nuovo sistema sanzionatorio

Diritto penale

arrestidom

Articolo pubblicato il 4 luglio 2014

Domiciliari come pena principale, depenalizzazione, messa alla prova. Tre sono i pilastri sui quali si struttura la riforma del sistema sanzionatorio penale contenuti nella legge n. 27 del 28 aprile 2014, che ridisciplina in maniera decisa il sistema delle sanzioni penali non detentive, ovvero per quei reati che non prevedono la custodia in carcere.
I principi sottesi alla riforma in esame sono il tentativo di diminuire sensibilmente il carico dei tribunali relativamente ai processi pendenti per i reati meno gravi – la cosiddetta “deflazione dei procedimenti” – nonché, viste le condizioni delle carceri italiane per le quali l’Italia è sotto stretta osservazione da parte dell’Unione Europea, la preferenza delle pene detentive “domiciliari” rispetto a quelle in carcere, per i reati considerati meno gravi dal legislatore.

Esaminiamo, in sintesi, quali sono le principali novità introdotte dalla legge delega al governo, che ridisegna, modificandolo in modo significativo, il sistema sanzionatorio penale.
La nuova legge prevede innanzitutto come comportarsi in assenza dell’imputato sottoposto a un procedimento penale. Non di rado, i processi penali vengono infatti svolti in assenza dell’imputato (la cosiddetta “contumacia”) in quanto lo stesso, tra la data di commissione del fatto e l’inizio del processo, si è reso irreperibile. La contumacia, intesa come assenza dell’imputato al processo per irreperibilità, viene del tutto eliminata. Se questi (dopo un primo tentativo di notifica degli atti) risulta irreperibile, il giudice sospende momentaneamente il processo. Alla scadenza di un anno, e per ogni anno successivo, dispone nuove ricerche per trovarlo. Finché dura l’assenza, è comunque sospesa la prescrizione del reato. Se, invece, le ricerche hanno buon esito, il giudice fisserà una nuova udienza dando inizio al processo.
La ragione di tale norma è da ricercare nella necessità di non effettuare procedimenti penali a carico di soggetti irreperibili, i quali, proprio a causa della loro assenza, si presume non potranno scontare l’eventuale sanzione loro comminata.

Altra importante novità introdotta dalla legge di riforma del sistema sanzionatorio riguarda la cosiddetta “detenzione oraria”, per quei reati che non prevedono il carcere. La detenzione non carceraria potrà, a discrezione del giudice e a seconda del tipo di reato per il quale venga emessa la sentenza di condanna, avere durata continuativa o per singoli giorni della settimana o a fasce orarie. Può essere eventualmente prescritto il braccialetto elettronico.
Resta in vigore l’obbligo di custodia in carcere per i delinquenti abituali, professionali e per tendenza, e per chi non ha un domicilio idoneo o si comporta in modo incompatibile (violando per esempio le prescrizioni), anche tenuto conto della tutela della persona offesa.

Gli arresti domiciliari, a seguito della riforma, diventano la pena principale. Nel Codice Penale entra a pieno titolo la pena detentiva non carceraria, ossia la reclusione o l’arresto presso l’abitazione o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza o accoglienza. Secondo la legge, i domiciliari dovranno diventare pena principale da applicare in automatico a tutte le contravvenzioni attualmente colpite da arresto e a tutti i delitti il cui massimo della pena prevista arriva fino a 3 anni. Se, invece, la reclusione va da 3 a 5 anni, sarà il giudice a decidere tenendo conto della gravità del reato e dell’inclinazione a delinquere del condannato.

Nuove norme sono poi state introdotte anche in tema di immigrazione clandestina, che figura tra i reati depenalizzati. Tuttavia resta penalmente sanzionabile il reingresso nel Paese dell’immigrato clandestino in violazione di un precedente provvedimento di espulsione.

L’istituto più innovativo della riforma del sistema sanzionatorio sembra però essere quello della cosiddetta “messa alla prova”, già in passato sperimentato nel processo minorile e ora esteso anche a quelli penali ordinari. Tale mezzo di estinzione del reato riguarda colui per il quale viene disposto un giudizio in relazione a un reato che prevede una reclusione fino a 4 anni o una pena pecuniaria. In tali casi, a prescindere dalla colpevolezza o meno, l’imputato può chiedere la sospensione del processo con la messa alla prova, vale a dire con lo svolgimento di lavori di pubblica utilità insieme alla formulazione di un’offerta di risarcimento del danno, qualora dall’illecito penale contestato derivi anche un danno civilmente risarcibile. Laddove il percorso “rieducativo” abbia un esito positivo, cioè quando l’indagato abbia prestato la propria opera secondo il progetto di utilità sociale che era stato prefissato, il reato si estingue. Nel caso, invece, di trasgressione del programma di trattamento o in caso di commissione di nuovi delitti, scatterà immediatamente la revoca del “progetto di recupero”, con l’avvio immediato del giudizio.

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