LIFE STYLE

Maasai e bergera monregalese presto in un film

Articolo pubblicato il 3 Novembre 2014

Soddisfazione del Banco Azzoaglio di Ceva, per la presentazione del progetto “Il Murrán Maasai in the Alps”: due popoli pastori si incontrano in Valle Gesso. Due donne, una bergera monregalese e una giovane maasai, diverse ma simili per i loro valori e per il profondo legame con le tradizioni, hanno raccontato la stagione in alpeggio che hanno vissuto l’estate scorsa nei pascoli della Valle Gesso. Il progetto diventerà un film e un libro. I Murrán, in masai, sono i guerrieri. Una parola che si coniuga solo al maschile, ma che il regista Sandro Bozzolo ha voluto riferire a due donne straordinarie: “Silvia è la retroguardia delle tradizioni antiche – afferma il regista – e Leah rappresenta l’avanguardia (è stata la prima donna della sua comunità a frequentare l’università e ora studia all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ndr), la conquista di nuovi mondi”. Per Erica Azzoaglio: “Un incontro al quale tengo in modo particolare. In questo progetto si realizza perfettamente l’obiettivo che anima la nostra rassegna di incontri, ossia la valorizzazione del patrimonio culturale del nostro territorio. Attraverso Silvia e Leah, due culture lontane ma allo stesso tempo simili, si incontrano nel Parco Naturale delle Alpi Marittime e si arricchiscono a vicenda”. Quest’estate Leah Lekanayia, maasai kenyana, ha raggiunto Silvia Somà sui pascoli della Valle Gesso, dove vive con il figlio Simone. Silvia è una bergera, come tiene a definirsi, una donna saggia con modi semplici e un rapporto con la vita a tratti brutale, ma, allo stesso tempo, ironico e autoironico. Vive con il figlio nelle malghe alpine, dove con lui produce formaggio in alpeggio. Parlano il kjé, dialetto di matrice occitana di Prea. Leah, dal canto suo, è stata una delle prime donne della sua comunità a trasferirsi a Nairobi per frequentare l’università, ma spesso tornava dalla propria famiglia nomade per accudire il gregge. I due popoli pastori, quello maasai che, sugli altipiani del Kenya, affronta scelte decisive per la sopravvivenza, e quello piemontese, che lotta per mantenere in vita le tradizioni dei padri, hanno trovato diversi punti in comune.

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