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TERRITORIO

Le vie della fede

Sono innumerevoli i santuari della cristianità, meta di migliaia di pellegrinaggi in ogni epoca. Un afflusso costante, al punto da costituire in molti casi un vero turismo religioso.

Lumini e candele, simboli della fede.

Articolo pubblicato il 5 maggio 2014

Fin dai tempi più remoti l’uomo si sposta da un luogo all’altro, migrando alla ricerca di condizioni migliori per vivere, per procurarsi il cibo, per proteggersi da insidie naturali e non di ogni genere, per riprodursi e prosperare. Il peregrinare (dal latino per ager) da sempre fa parte della condizione umana ed è così ancora oggi. In effetti, anche dopo un’evoluzione verso una società stanziale, con l’acquisizione della capacità di coltivare, allevare e costruire insediamenti protetti, mai cessarono gli spostamenti anche solo per semplice tradizione, desiderio di cambiamento, esplorazione o esaurimento delle risorse di un territorio.
I pellegrinaggi che qui vogliamo esaminare rientrano in questo tipo di evoluzione, ma rivestono un carattere specifico che riguarda la sfera della fede, della religiosità. I fedeli di tutte le osservanze conoscono bene la ricerca di una meta precisa che fa parte del bagaglio intimo di ciascuno, sia essa la Mecca per gli islamici o il Tempio d’Oro per i sikhs, Gerusalemme o la Palestina per cristiani e gli ebrei. Innumerevoli sono i santuari della cristianità che i pellegrini sono soliti raggiungere: più vicini, come Sant’Anna di Vinadio per i cuneesi, o lontani come Fatima, Lourdes, Medjugorje, dove si venera in particolare il culto mariano. E l’afflusso in tali luoghi è talmente copioso e costante, che si può parlare, in molti casi, di turismo religioso.

TERRA SANTA

Già a partire dai tempi della prima diffusione del cristianesimo, la storia ci racconta di pellegrinaggi ai luoghi della nascita di Gesù. Le vie utilizzate ripercorrevano gli itinerari consolari romani, come la via Domizia dalla Francia meridionale, per i colli alpini; la via Postumia dal Piemonte verso Est, passando per Aquileia, la penisola Balcanica e Costantinopoli, fino in Terra Santa. In alternativa, c’erano la via Emilia da Nord, la via Flaminia, l’Appia antica oppure i percorsi via mare dal Gargano e dai porti pugliesi. I viaggi, dopo le prime crociate, raggiungevano Giaffa, San Giovanni d’Acri, dove i celebrati Cavalieri del Tempio – come poi fecero in Europa con le magioni dei Templari – offrivano appoggio e protezione. Anche in epoca di dominio non occidentale, come al tempo di Solimano, si strinsero accordi, spesso finanziari che assicuravano ai cristiani la possibilità di raggiungere i luoghi sacri.

VIE GIACOBEE

In Europa, gli itinerari “di fede” più importanti furono, a partire dall’epoca longobarda, quelli verso Roma – città santa dei papi, delle reliquie, dei primi martiri, centro insomma di grande e definitiva diffusione e radicamento della cristianità – e, a partire della fine del primo millennio, verso Santiago di Compostela, in Galizia. Santiago è il nome spagnolo dell’apostolo Giacomo, il cui corpo, per tradizione riconosciuta, venne tumulato in quel lembo di Spagna nord occidentale, un “campo di stelle” e il cammino per quei luoghi era, appunto, un “cammino verso le stelle”. Innumerevoli sono queste vie Giacobee, strade percorse ininterrottamente, anzi con rinnovato vigore al tempo attuale, da ben oltre un millennio, e non solo per devozione, ma spesso anche per espiazione. Lungo le vie sorsero e si ammirano tuttora molte città, castelli e posti di guardia e protezione, locande per riposo e ristoro, abbazie, priorati, chiese e cappelle. Dalla Francia meridionale numerosi sono gli itinerari di valico dei Pirenei e interessanti i collegamenti con le strade dirette invece in Italia, in direzione di Roma.

FRANCIGENE O ROMEE

Sono dette tradizionalmente “Francigene” o “Romee” le vie che collegano il Nordeuropa alla nostra capitale, attraverso la Francia. In particolare il cosiddetto “itinerario di Sigerico” risulta la più importante testimonianza relativa a tale viaggio. Si tratta della descrizione dello spostamento per tornare da Roma a Canterbury, in Inghilterra, città in cui Sigerico era arcivescovo. Le informazioni contenute in tale cronaca (990 d.C.) sono utili per stabilire il tracciato della via Francigena. In realtà, si parla di un fascio di strade, con varianti a scelta del pellegrino, e se i valichi del Moncenisio e del Gran San Bernardo vedevano il maggior numero di passaggi, nondimeno vanno annoverati il San Gottardo, il Sempione, il Brennero. Le tappe erano quindi Torino e Asti, oppure Milano, Pavia, Vercelli; si raggiungeva Piacenza o Verona per poi piegare a Sud, o viceversa per il ritorno.

INFERIORI

Vorremmo però rilevare come anche le terre del basso Piemonte non potevano non essere interessate da queste ondate di spostamenti, dal momento che qui passavano coloro che dalla bassa Francia erano diretti a Roma. Chi poi dall’Italia avesse inteso recarsi a Santiago, o da lì tornare, scegliendo percorsi più brevi e con minori rigori invernali attraverso la tiepida Provenza o via Mar Ligure, avrebbe utilizzato le vie Francigene inferiori, cioè quelle cuneesi.
Il percorso più noto dalla Liguria ad Asti, lungo la romana via magistra Langarum fu scelto per esempio nel 1254 dall’arcivescovo Rigaud al ritorno da Roma, il quale indica le tappe a partire da Janue (Genova): Saonum, Corteinile, Haster…
Oltre a quello di Cadibona, anche il colle di Tenda era teatro di andirivieni. Un’importante testimonianza ce la trasmette un anonimo viandante francese che, nel 1480, tornava dalla Palestina via Roma e che, dal 20 dicembre, si spostò da Asti a Nizza in 14 giorni, nominando le città di sosta: Sainct Damien, Canaye, Habru (Bra), Arsam (Fossano), Cosne ville en hault (Cuneo, “città posta in alto”), Lymont, Sours (Saorge), Lespel, Nyce.
Dalmazzo Grasso da Borgo San Dalmazzo ci racconta, invece, del “giubileo del Podio”: semplicemente Le Puy, famoso monastero francese da cui partiva la via Podense per Compostela. Numerosissime erano le istituzioni religiose o civili che soccorrevano i pellegrini: la stessa Cuneo arrivò a contare sette strutture di ospitalità (ricovero e cura), tenute da ordini come gli Antoniani Ospitalieri. I santuari più o meno montani, da Castelmagno a Rittana, erano spesso porticati, poiché sotto le arcate o nelle cripte, come a San Costanzo al Monte, si rifugiavano i viandanti più poveri. Meraviglioso esempio di tutto ciò è l’Ospizio della Trinità, a Valgrana.

Un’altra testimonianza inoppugnabile sono le pitture e gli affreschi lasciati su chiese e cappelle. Quasi ovunque si trova San Bernardo da Mentone con il diavolo in catene: fu lui a liberare le Alpi dal maligno per proteggere i pellegrini. San Cristoforo, a volte gigantesco, protegge i viaggiatori. Il miracolo dell’impiccato vivente di San Domingo “della calzada”, sul cammino di Santiago, è dipinto a Castelmagno, ma anche nella chiesetta di San Bernardo nel cuore di Piozzo…
Infine, tutta la Valle Stura, proiettata verso la Provenza attraverso il Maddalena, è disseminata di posti di ricovero e di chiese dipendenti dall’Abbazia di Saint Chaffre en Velay (i nostri Chiaffredo-Teofedo), titolare di rete monastica Benedettina che si allungava in pianura, per esempio a Cervere, lungo un’identificabile “via Francigena inferiore”.


IL MUSEO DIOCESANO DI CUNEO

Una splendida possibilità di approfondire dal vivo il tema del pellegrinaggio e orientarsi con importanti presidi visivi, la offre senz’altro una visita al Museo Diocesano di Cuneo. All’interno della straordinaria sequenza espositiva – la cui completezza narrativa risulta esaustiva di ogni ordine di richiesta religiosa, culturale, storica e di costume riguardante il nostro territorio e la sua proiezione esterna – è da non perdere il livello cosiddetto “giallo”. L’altissimo respiro dei temi proposti dal direttore, Don Luca Favretto, dalla curatrice Laura Marino e le ricerche storiche effettuate da anni da Don Michele Gazzola, mettono il visitatore nelle migliori condizioni per vivere, capire e approfondire le tematiche relative alle “vie delle fede” in ogni loro sfaccettatura. www.museodiocesanocuneo.it


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