ARTE

L’Arte del tempo di ieri le Opere del Giovane Enrico Tealdi

SONO LUOGHI DELLA MEMORIA LE OPERE DEL GIOVANE ENRICO TEALDI. DAL SUO IMMAGINARIO, RACCONTI DI SITUAZIONI, “MINIATURE” AVVOLTE DI POLVERE TEMPORALE. PARTE DA CUNEO L’ARTE CHE È STORIA DI TUTTI.

Articolo pubblicato il 24 Marzo 2016

Scrisse Fernando Pessoa, autore e poeta lusitano, dotato di quella insolita e “lunare” sospensione dal reale che percepisci nei quartieri e nei vicoli di Lisbona: “Debbono esserci delle isole verso il Sud delle cose, dove il soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese e della settimana che è oggi”.
Osservando le opere di Enrico Tealdi mi sono venute alla mente quelle “isole del Sud”, quell’universo auspicato e diverso che emerge dalle velate immagini, dai tenui, delicati colori che svaporano in una sospensione atmosferica, come un sogno; come dagherrotipi recuperati al fondo di cassapanche trovate in angoli di case senza porte, ormai lasciate al vento che sibila da padrone in stanze deserte.
In verità, l’artista cuneese fa un lavoro di ricostruzione memoriale, ma non è memoria “storica” o “ancestrale”: è la memoria, invece, che risale al ieri, l’altro ieri al massimo, e sovente non consapevolmente immagazzinata. Quella che non sapevi di avere e che salta fuori improvvisamente, portando la dolcezza del ricordo.
Parte dal suo mondo Tealdi, dal suo immaginario e da racconti “piccoli” di “piccole” situazioni che rielabora e affronta con una tecnica efficace, diversificata e originale. Perlopiù si tratta di carte, a volte solo vecchie carte, anche se nelle realizzazioni più recenti non disdegna il ritorno a una concezione più tradizionale della pittura, dove imprime, unicamente con l’acido, una fotografia sulla quale stende ripetute velature di acrilici o colori in polvere diluiti in acqua.
L’effetto finale è sabbioso e filtrato da un’apparente nebbiolina persistente, una sorta di “polvere temporale”, che sfuma i toni e i profili in un’affascinante indeterminazione.
Sono coinvolgenti le sue installazioni composte da carte dipinte incastonate in vecchie cornici scure recuperate da rigattieri e bancarelle: oggetti che hanno una loro segreta storia. La lastra di vetro è ricoperta di nero, poi opportunamente “graffiato” per lasciare intravvedere solo una parte del dipinto. È un po’ come spiare, insomma. La superficie scura, però, riflette l’osservatore, il quale, quindi, “si guarda” dentro in una sorta di autocoscienza che lo identifica con l’oggetto osservato.
Capacità di raccontare. L’opera pittorica è un racconto che narra qualcosa e che per questo ha bisogno di un linguaggio, variamente, ma sempre condiviso.
“Il lavoro dell’artista – afferma Tealdi – è mestiere e prevede impegno, studio, ricerca documentale e disciplina quotidiana. È attenzione al mondo che ci circonda e scegliere se e come raccontarlo. L’opera finale è il frutto di tutto ciò, anche se in genere la gente vede e si sofferma solo su questo”.
Il mondo memoriale di Tealdi non è “eroico”, ma neppure malinconicamente crepuscolare.
Nella sua voluta indefinitezza descrive la “storia di tutti”, il “ieri” senza universalismi e senza pretese di avere e fornire risposte, bensì lasciandoti la delicata, impegnativa e cullata possibilità di scegliere cosa e come vedere il “testo per immagini” e farlo tuo camminandoci dentro e immergendoti nella nebbia del trascorso che è finito ma che rivive.
Un grande poeta colombiano, amatissimo da Fabrizio De Andrè, Alvaro Mutis, diceva che è importante, alla fine di una vita, “consegnare alla morte una goccia di splendore”.
Tealdi, riprendendo ciò che è stato ed è concluso, gli fa dono di una “goccia di splendore”, restituendolo all’esistenza e facendolo luccicare ancora una volta per noi, se vogliamo vedere.


GIOVANE, MA AFFERMATO

Enrico Tealdi nasce a Cuneo nel 1976. Attualmente vive e lavora tra la sua città natale e Torino. Dopo essersi diplomato in pittura nel 1998, perfeziona la propria formazione attraverso diversi workshop con tutor di fama internazionale come Massimo Bartolini, Stefano Arienti, Lorenza
Boisi, il tedesco Tobias Rehberger.
Del 2000 sono le prime esperienze espositive. Tra le più recenti mostre personali si annoverano La Diagonale diffusa, presso Yellow, Varese, a cura di Veronica Liotti (2015); Golfo Mistico, Galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea, Roma (2014); Era un piccolo mondo e si teneva per mano, Galleria EffeArte, Milano, a cura di Veronica Liotti (2013). Ma anche: Fata Morgana. La temperatura dei sensi, 41artecontemporanea Spazio Studio, Torino, a cura di Marco Tagliafierro e Passaggi a Oriente, Progetto VIAPAC-Via per l’arte contemporanea, a cura di a.titolo, ex albergo Oriente, Caraglio (CN) 2012; Ombre nella Memoria, Casa delle Letterature, Roma, e First Floor, Hommes Gallery, Rotterdam (Paesi Bassi), entrambe del 2011. Infine, Sovrappensiero, NotFair Gallery, Milano (2010); Libro d’ombra, NotFair Gallery, Milano (2009) ed Enrico Tealdi, presso Federculture, Roma (2008). Inoltre, fra le numerose collettive: 2015 1 Koffer Kunst, Dusseldorf (2015); Una collettiva di pittura contemporanea, Progetto Landina, a cura di Lorenza Boisi (2014); Il tempo macchia e smacchia, Chiesa Bizantina di San Michele Arcangelo, Torino (2013); Spazio intimo. Spazio urbano, BI-Box, Biella (2012); Italia Ora, Museo H.C. Andersen, Roma, a cura degli allievi della Luiss Master School, con la supervisione di Achille Bonito Oliva e Angelo Capasso, e DOC, Denominazione Origine Contemporaneo, Centro Culturale Beorges, Buenos Aires (Argentina) 2011. E ancora: The Office, Contemporary Art Space, Tirana (Albania – 2010); Once Upon Today, Hommes Gallery, Rotterdam (Paesi Bassi) e Italian-Restyle, Arthouse Tacheles, Berlino (2009); Camino al Bicentenario, Casa Rosada, Buenos Aires (Argentina) 2008, e Centro e Periferia, concorso internazionale per giovani artisti, Federculture, Roma, 2007 (opera entrata a far parte della collezione del Quirinale). Nel 1999 partecipa a una collettiva presso la casa editrice Zerilli-Maribò, a New York.
Le sue opere si trovano in collezioni private in Italia e all’estero.


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