STORIA E STORIE

Langhe, dimora di profumi

I profumi sono la sua passione da sempre. Il "naso" è Alberto Avetta. Curiosità, sensibilità, istinto e immaginazione delineano i tratti del suo carattere.

Articolo pubblicato il 5 Maggio 2014

Colline sinuose paiono femminee curve. O, forse, onde. Di mare. Sono morbide e vitali. Costanti e perfette. Filari si stagliano in quel tessuto, figlio di Pangea. Secolari marne sono dimora di colori, sapori, odori. Appezzamenti si alternano. Cru emergono. Siamo in Langa, epicentro di contadini, viticoltori, maître stellati, sognatori e creativi, dove gli idiomi si alternano: la terra fervida attrae a sé il mondo. “Un giorno, mentre passeggiavo tra i filari delle vigne, nei luoghi della mia infanzia, assorto nei pensieri e negli odori che respiravo, ho avvertito forte il desiderio di dar forma al sogno, tenuto troppo a lungo in un cassetto: creare un profumo”. Siamo a La Morra. Così nasce Acqua delle Langhe. Il “naso” è Alberto Avetta. “I profumi sono potenti segnali olfattivi che risvegliano memorie ed emozioni. In me vi è sempre stata una predisposizione a riconoscerli, a fare attenzione ad essi, affinando e allenando il mio naso. Curiosità, sensibilità, istinto e immaginazione delineano i tratti del mio carattere. I profumi sono la passione”. Conserva ancora gelosamente il suo primo botticino acquistato con i risparmi. Aveva sì e no 10 anni. Ora ne ha qualche manciata in più. Arriva a realizzare il suo sogno dopo una gavetta non indifferente: laurea in Sociologia con indirizzo in Comunicazione; master in Life coaching; dirigente per molti anni in una nota azienda di moda di Alba. Quando la pulsione dirompe, riordina idee e finalità. Stila il progetto. Registra il marchio. Sceglie le materie prime. L’idea iniziale vuole richiamare le note di terra. Le Langhe sono la sua dimora. Coinvolge, così, l’amico maestro profumiere, che si dimostra determinante nella fase esecutiva. “Utilizzo materie prime pregiate, lavorate con metodi artigianali che richiedono tempi lenti, cure pazienti e un’attenzione assoluta e continua. I profumi e l’immagine prodotto sono studiati a La Morra, mentre tutte le fasi di lavorazione hanno luogo nel laboratorio alle porte di Milano”. Le sue creazioni richiamano i cru. “L’idea di dare alle fragranze i nomi dei cru del Barolo è nata per il piacere di giocare con la loro sonorità, a me familiare, essendo la zona di questo pregiato vino il luogo in cui il progetto ha avuto inizio e dove ogni creazione è pensata, voluta e sperimentata”. I cru sono microzone individuate all’interno di una già ristretta ed esclusiva area di produzione. Sono particolarmente adatte per conformazione del terreno, esposizione al sole e condizioni climatiche, ad esaltare le caratteristiche dell’uva nebbiolo. “La vite ama i colli soleggiati. Gli anziani del luogo usano ancor oggi dire che per conoscere i cru bisogna osservare le colline quando le prime nevi se ne vanno: gli appezzamenti dove si sciolgono per prime, quelli baciati dal sole, sono i cru più pregiati. Con la stessa dedizione e passione che mi sono state trasmesse, nella terra in cui sono cresciuto, ho cercato di creare le mie fragranze. Una l’ho anche dedicata ad Alba, la capitale di questa terra”. Ogni fragranza nasce da un’attitudine. Da una intuizione. Prima di avviare la produzione nel laboratorio artigianale, Alberto Avetta propone le essenze ai suoi figli, Francesca, Federica, Alessandro, Edoardo. “Il loro ‘sì, mi piace’ o ‘no, non mi piace’ sono determinanti nella scelta se procedere in quello che deve diventare prodotto da mettere in commercio. La loro spontaneità è fondamentale. Come è importante la presenza di mia moglie, Elena”. Acqua delle Langhe che sono eau de parfum – 80% alcool e 20% essenze – sono distribuite esclusivamente nelle profumerie di nicchia e in negozi di abbigliamento . “Per ora sto distribuendo in Italia, ma mi sto muovendo anche per l’estero. L’obiettivo di produzione annua vorrei arrivasse, nel tempo, a 10.000 flaconi. Sto valutando di allargare la gamma anche a bagnoschiuma, saponi, creme e accessori. Non escludo di realizzare anche una cantina che produca essenze al posto del vino”. Perché indossa un profumo? “È lo stesso motivo per cui indosso un abito: si tratta di un completamento della propria immagine e di come ci si pone nei confronti degli altri. Ogni profumo è personalità e carattere”. Il corpo ha un odore unico. “Sia la pelle sia il profumo sono chimica. Ogni pelle può avere un odore che esalta o non esalta l’olfatto di un’altra persona. Star bene con qualcuno è questione di pelle. I profumi che creo sono realizzati per esaltare ancora di più la tipicità e la nota olfattiva di ognuno”. È così che c’è chi indossa la propria pelle, nuda, e ama lasciar emergere il natale portamento. C’è chi, invece, adora tessere una impercettibile trama usando invisibili essenze che danno profumo al proprio portamento. La creazione di ogni profumo è un atto di trasformazione delle emozioni in note odorose. Ogni fragranza nasce da un’attitudine, da un’intuizione.


Otto cru per otto fragranze

Ognuna delle otto fragranze della linea “Acqua delle Langhe” prende il nome da un grande cru del barolo, riprendendo nella propria piramide olfattiva le essenze che richiamano l’atmosfera propria dei luoghi. Così, ad esempio, CANNUBI (VII), è composto da note di arancio, limone, pompelmo, cardamomo, petit grain per la testa, mughetto, rosa, rosmarino e gelsomino per il corpo, note di terra, legno di rosa, muschio d’albero vetyver e benzoino in coda, mentre in CEREQUIO si distinguono pepe, cardamomo, cumino, incenso e mandorla per le note di testa, labdano e agarwood per le note di corpo e ambra, vaniglia, castoreum civette, legno di cedro e sandalo per le note di coda. Le altre essenze richiamano altri cru: SARMASSA, ARBORINA, VILLERO, ALBA, NEIRANE E LIRANO.


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