GUSTO

La prima moka non si scorda mai

ALZI LA MANO CHI NON HA ALMENO UNA CAFFETTIERA MODELLO MOKA A CASA. DAL 1933 NON È MAI CAMBIATA, MERITO DELLA GRANDE INTUIZIONE DI ALFONSO BIALETTI, MA HA CAMBIATO LE NOSTRE VITE

Articolo pubblicato il 28 Maggio 2016

Nella notte fra il 10 e l’11 febbraio scorsi, si è spento ad Ascona, in Svizzera, Renato Bialetti, figlio di Alfonso, l’inventore della celebre moka.
Con la sua scomparsa è terminato un periodo, durato più di un secolo, che ha legato fortemente il Piemonte al caffè. Non solo per quel che riguarda la fase produttiva del prezioso chicco (come non citare la Lavazza, con sede a Torino, leader del mercato italiano), ma anche in relazione agli aspetti più tecnici legati alle preparazione. In parole povere, la costruzione delle macchine per fare il caffè.
Verso la fine del XIX secolo, infatti, nacquero le prime macchine destinate ai locali pubblici: fino a quel momento il caffè veniva preparato, sia a casa sia al bar, facendo diluire in acqua bollente il caffè macinato. Nel 1884, all’Esposizione Generale di Torino venne presentata per la prima volta la macchina per fare il caffè a pressione, inventata e brevettata dal torinese Angelo Moriondo: l’antesignana di tutte le macchine dell’era moderna.
Nel 1901 il lombardo Luigi Bezzera perfezionò il sistema di Moriondo, ottenendo il brevetto n°726.793 dal Patent Office degli USA, il 28 aprile 1903: subito dopo, l’imprenditore milanese Desiderio Pavoni acquisì i diritti dell’invenzione di Bezzera, iniziando la produzione industriale di macchine da caffè per i locali pubblici e spostando definitivamente il polo produttivo in Lombardia.
Da lì a poco, però, il Piemonte avrebbe riconquistato la ribalta: nel 1919, infatti, un operaio fonditore
che aveva appreso il mestiere in Francia tornò in Italia e aprì a Crusinallo, nel Verbano, una fonderia. Si chiamava Alfonso Bialetti e nel 1933, insieme a Luigi De Ponti, diede vita a una delle icone di design italiano più famose al mondo: la moka Bialetti. Pochi oggetti hanno saputo incarnare e coniugare, meglio della moka, un ideale di stile (il disegno, perfetto ed elegante, è rimasto invariato da allora e ha dato spunto a centinaia di tentativi d’imitazione) e un’utilità pratica rivoluzionaria.
La moka, oltre a essere un oggetto meraviglioso, ribaltava letteralmente il modo di fare il caffè degli italiani, fino ad allora legati alla vecchia caffettiera napoletana. La moka Bialetti non faceva semplicemente colare l’acqua sul caffè macinato, ma spingeva verso l’alto il liquido, valorizzandone il gusto e l’aroma e rendendo quello fatto in casa più simile all’espresso cremoso del bar.
L’importanza di Renato Bialetti, che prese le redini dell’azienda paterna nel 1946, fu quella di capire appieno il potenziale commerciale della moka e di inventare una strategia di marketing modernissima: nel 1953 comparve “l’omino coi baffi”, una caricatura dello stesso Bialetti disegnata da Paul Campani, che diventò assoluto protagonista del Carosello. Con una lungimiranza niente affatto scontata per quei tempi, Bialetti comprese l’importanza della pubblicità,
soprattutto in TV, e investì ingenti risorse in quel ramo. Investimenti ampiamente ripagati, visto che da quel momento la produzione crebbe a livelli vertiginosi e si stima che, a oggi, approssimativamente, siano stati oltre 300 milioni i pezzi venduti in tutto il mondo.
La moka Bialetti è esposta in tutti i musei di design più famosi al mondo, primo fra tutti il Moma di New York, e resta una delle icone più amate del made in Italy.
Le ceneri di Renato Bialetti sono oggi conservate in una moka: la perfetta chiusura di un percorso iniziato in Piemonte alla fine del XIX secolo e conclusosi nel febbraio di quest’anno.


OCCHIO ALLA CAFFEINA

Tutti sanno che il caffè stimola la veglia grazie alla caffeina, ma non tutti sanno quanta caffeina c’è nel caffè. Secondo Enrico Maltoni – autore del volume Coffe makers, un affascinante percorso tra le immagini e la storia di 2.000 caffettiere antiche, – poiché un tempo il caffè non veniva filtrato e serviva tanto tempo per far bollire la polvere macinata per poi farla depositare sul fondo, il contenuto della sostanza eccitante era altissimo. Una bollitura prolungata, infatti, ne aumenta l’estrazione. Oggi, tra le due scuole di pensiero che si dividono tra caffè della moka e caffè del bar, come scegliere quello più adatto noi? Per chi desidera meno caffeina è decisamente meglio il bar: l’espresso si estrae in pochi secondi, pertanto avrà una concentrazione inferiore. Nella moka la bollitura dura più a lungo, di conseguenza il contenuto di caffeina sarà superiore.


© [UNICO] people&style 2016

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