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La mia felicità allo stato puro? Correre!

PAROLA DI PAOLA PRETTO CHE, LONTANA DA SCHEMI E ALLENAMENTI, IN DUE ANNI HA MIGLIORATO DI 60 MINUTI IL SUO PERSONALE ALLA MARATONA E ADESSO SOGNA DI TAGLIARE IL TRAGUARDO IN MENO DI TRE ORE. E DI CORRERE A NEW YORK.

ph geom.emanuelegioia

Articolo pubblicato il 6 gennaio 2017

Correre per sentirsi libera, senza schemi, senza “programmi”, spinta solo dal desiderio di evadere, di “andare avanti finché riesco”, di godersi il silenzio della natura o l’asfalto sotto i piedi in un momento che sia solo suo.

Se chiedete alla saluzzese Paola Pretto cosa significa correre, risponderà più o meno così. E coerentemente con il suo modo di essere semplice, modesta e a volte simpaticamente “tra le nuvole”, potrebbe quasi sfuggirle di specificare che, nel 2016, ha conquistato il 14° posto italiano tra le maratonete categoria 0-29 anni grazie al tempo di 3 ore e 8 minuti fatto segnare a Verona, nel mese di novembre.

Maratona Verona 2016Quei 42,195 km oggi, a 29 anni compiuti, rappresentano la sua valvola di sfogo, la sua passione, la sua “felicità allo stato puro”. Ma in realtà sono entrati nella sua vita solo da poco più di due anni e, in questo breve arco di tempo, le hanno già regalato grandi soddisfazioni. A partire dai numeri del suo “crono”, migliorato di quasi un’ora dalla prima maratona (Torino 2014), all’ultima (Verona 2016).

Quindi fino a due anni fa niente corsa e adesso è a un passo dalla top ten delle maratonete italiane.
«Sono sempre stata molto sportiva, ma mai patita per la corsa. Ho fatto un anno di atletica durante le scuole medie, poi ho scelto la pallavolo e lo sci».

Quando è scoppiata la passione per la corsa e, in particolare, per la maratona?
«Nel marzo del 2014 le amiche hanno scelto di portarmi a Roma per il mio addio al nubilato: quel week end, nella Capitale, era in programma la maratona. Mi sono ritrovata nel bel mezzo di tutti quei colori, quei volti, quell’entusiasmo. Quindici, venti mila persone non ricordo. Vederle così da vicino mi ha fatto capire subito che anche io avrei voluto essere una di loro. Così, a distanza di un paio di giorni, mi sono iscritta alla maratona di Torino, prevista per il mese di novembre».

Così, senza mai essersi allenata “seriamente”?
«Esatto, infatti il tempo di Torino non è stato il massimo (4 ore e 2 minuti, ndr)», sorride.

Dalla scintilla al primo pettorale passano otto mesi nei quali Paola lavora (dal 2012 è farmacista, ndr), sposa Francesco Pelazza (aprile 2014) e “inizia a correre”, «ma solo per il piacere di farlo, perché ero emozionata all’idea di partecipare a una maratona e, ovviamente, volevo quanto meno riuscire a portarla a termine».

Taglia il traguardo a Torino, nel novembre 2014 e, esattamente un anno dopo, torna dove tutto era cominciato, a Roma.
«A marzo 2015 ho partecipato a quella maratona che tanto mi aveva affascinata: pioveva, ma io non sentivo nulla, solo una grande felicità. Mi sono goduta un percorso bellissimo che mi ha permesso di correre davanti a San Pietro e per la seconda volta, seppur con un tempo sempre superiore alle quattro ore, sono arrivata fino in fondo».

Maratona di Roma marzo 2015 con FrancescoAlla maratona di Roma Paola partecipa come portacolori dell’Atletica Saluzzo, ma la sua preparazione è assolutamente “fatta in casa”. Corre sempre per il piacere di farlo, non è ancora pronta a schemi e tabelle. Nell’ottobre del 2015 vola a Lisbona e lì porta il suo personale a 3 ore e 32 minuti, quattro mesi dopo, a Ferrara, scende ancora (3 ore e 21 minuti). In un anno, insomma, migliora il suo tempo di 40 minuti.

Di nuovo a Torino, nell’ottobre 2016, fa segnare 3 ore e 16 minuti; a Verona, un mese dopo, il cronometro si ferma a 3 ore e 8 minuti e le regala il 10° posto assoluto tra le migliaia di partecipanti.
«Per assurdo, quella è stata la maratona in cui ho faticato di meno. Certo, all’arrivo ero cotta, ma quella fatica è sempre ripagata: la corsa ti fa entrare in contatto con persone che non conosci, ma che condividono con te lo sforzo, la speranza, la voglia di farcela. Ci si aiuta in modo spontaneo, uno fa il tifo per l’altro, credo sia questa la “molla” e la vera bellezza di questa disciplina».

Quindi in due anni ha migliorato il suo tempo di un’ora senza un programma di allenamento. E adesso che intenzioni ha?
«Adesso l’obiettivo è quello di scendere sotto le tre ore. Sono solo 8 minuti, ma probabilmente sarà il passo più difficile di questi due anni. Per questo motivo ho accettato la proposta di essere seguita, di rispettare un programma di allenamento che mi aiuti a raggiungere questo traguardo. Non sarà facile per me, ma è un passo imprescindibile per migliorarmi ancora».

È vero che a volte, per allenarsi, va a lavorare di corsa?Mezza maratona di Saluzzo aprile 2016
«Sì, ogni tanto l’ho fatto. Vivo a Saluzzo, lavoro a Villafranca Piemonte: sono circa 20 km, ho trovato un percorso tra le campagne che è perfetto. E un datore di lavoro anche lui appassionato di sport, che quindi mi ha messo nelle condizioni di poterlo fare e di avere un posto per lavarmi e cambiarmi una volta arrivata “al traguardo”».

E al ritorno?
«No, in quel caso ho sempre chiesto a qualcuno di venire a prendermi!».

Dove la porterà la maratona nei prossimi mesi?
«A Milano, il 2 aprile, il giorno prima del mio 30° compleanno. Quale regalo migliore? E poi a Venezia, a ottobre. E un giorno, spero, anche a New York, che è il sogno di tutti i maratoneti».

Maratona Ferrara marzo 2016Ma nei desideri di Paola non c’è solo la maratona “pura”.
«Mi piacerebbe partecipare alla 100 km del Passatore, un percorso che lega Firenze e Faenza. Una ultramaratona, sarebbe davvero spettacolare!».

Lo dice così, come fosse la cosa più normale del mondo. Lo è, nel suo mondo, quello a volte un po’ “tra le nuvole”, ma sempre semplice, sorridente, modesto. E pieno di passione per questa disciplina scoperta tardi, ma che Paola adesso ha tutto il tempo di vivere, fino in fondo.

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