Ti trovi qui

[UNICO] Sport

La danza nei miei sogni da bambino

A SOLI 19 ANNI IL VERZUOLESE PIETRO PELLERI È GIÁ UNO DEI BALLERINI DELL’“HAMBURG BALLET” E LA SUA PRIMA TOURNÉE LO HA APPENA PORTATO IN ITALIA, ALL'OPERA DI FIRENZE

16558355_1571126336234861_296059622_n

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2017

«Io voglio ballare nei grandi teatri». Aveva solo 12 anni quando i suoi genitori, Paolo e Silvana, lo sentirono pronunciare queste parole per la prima volta. Dodici anni e un traguardo già così nitido, un obiettivo fin troppo chiaro, un sogno affascinante e già “consapevole”.

16651977_1571157326231762_1650131417_nPietro Pelleri aveva cominciato il suo percorso artistico da soli quattro anni. Eppure aveva già il coraggio e l’ambizione di immaginarsi su uno di quei palcoscenici illustri, il Bolshoi di Mosca, “Alla Scala” di Milano, l’Opera di Parigi.

E oggi, ad appena diciannove anni, può già raccontare di aver raggiunto il suo traguardo, di aver realizzato alcuni dei suoi sogni, di aver danzato nei teatri più prestigiosi di tutto il mondo.

Partito da Verzuolo (CN) e dalle prime lezioni con l’insegnante Elena Vorobieva, dopo 11 anni Pietro, ballerino neo classico, è entrato ufficialmente a far parte dell’Hamburg Ballet, il corpo di ballo della storica accademia tedesca diretto dal celebre coreografo John Neumeier.

Cosa ricorda della sua prima audizione?
«Ero molto giovane, ricordo che la mia insegnante aveva scelto Montercarlo: la mia esibizione fu molto apprezzata,16683278_1572203522793809_341388941_n mi dissero “balli con il cuore”, ma non avevano una scuola per farmi crescere e migliorare».

Da Montecarlo alla “Scala” di Milano il passo è stato più breve di quanto potesse sperare.
«Nel 2008 ho passato l’audizione e ho deciso di trasferirmi all’accademia della Scala. Ero molto determinato, anche se lasciare la mia famiglia e la mia casa così presto non è stato facile: sono rimasto a Milano due anni, prima di rientrare».

Due anni entusiasmanti, ma impegnativi, il primo “pezzo” di un percorso ancora lungo per chi aveva ambizioni così “alte”.
«Dal 2010 al 2012 sono rimasto a casa, ma ho partecipato con costanza a concorsi, premi, ho vinto borse di studio per partecipare a stage nei più importanti teatri del mondo. E proprio in questa fase ho capito che per fare il ballerino “di mestiere” avrei dovuto tornare al più presto in accademia. E avrei dovuto scegliere la Germania, la “nazione della danza”».

Deciso quando si tratta di individuare un obiettivo, altrettanto quando bisogna lavorare per raggiungerlo. Nel 2012 Pietro partecipa a Firenze all’audizione per l’Accademia di Amburgo. Passa l’audizione, lascia il liceo scientifico di Saluzzo e, per la seconda volta parte, solo, verso il suo sogno.

16559026_1571157629565065_2091459015_n«La vita in Accademia è molto rigorosa: per i primi due anni la giornata si divide in due parti, scuola al mattino, lezioni di danza al pomeriggio, cena e a letto presto. Dal lunedì al sabato».

Due anni così prima di accedere al secondo biennio, quello in cui le giornate diventano interamente dedicate alla danza e sui banchi si studiano solo le materie a essa affini: è qui che Pietro inizia il percorso tra i “veri” ballerini e inizia a prendere parte alle tournée mondiali organizzate dalla scuola, come “studente”, certo, ma quei palcoscenici tanto attesi cominciano a diventare, uno a uno, realtà.

«In questi ultimi due anni si conosce davvero il mestiere di ballerino: devi imparare a entrare e uscire dalla scena,16586518_1571145076232987_215033701_o non devi farti male, devi curare ogni minimo dettaglio. Ho avuto la fortuna di ballare nei teatri più prestigiosi del mondo, in Giappone, a Vienna, al Bolshoi di Mosca, sono tornato anche alla Scala di Milano».

Uno studente modello Pietro che, una volta completato il percorso in accademia e ottenuto il diploma valido in tutte le compagnie del mondo, ha scelto di rimanere nella “sua” compagnia, quella dove è cresciuto, almeno per il momento.

16641082_1576927662321395_7504329711629097822_n«Adesso non sono più uno studente aggregato al corpo di ballo, sono uno dei ballerini del corpo di ballo e sto realizzando un altro dei miei sogni: la mia prima tournée che prevede anche una tappa italiana, a Firenze».

Quella di venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 febbraio: tra gli spettatori dell’“Opera” c’erano anche il papà Paolo, la mamma Silvana, insegnante di danza e ginnastica ritmica, e la sorella Camilla, anche lei ballerina.

«Mi sembra ancora così strano che mi paghino per una cosa che ho sognato di fare da sempre. E che, in fondo, per me resta una passione»: la verità di Pietro è tutta in queste parole, un pensiero ad alta voce che sceglie di condividere in modo estemporaneo.

Si ricorda ragazzino, con un sogno, già definito, ma in realtà troppo grande per lui.
Si ritrova uomo, una tournée mondiale in corso, un diploma tra le mani che può aprirgli le porte di tutte le compagnie del mondo.
Con la felicità di chi può «pensare solo a vivere il momento, è così bello quello che mi sta succedendo che non penso al futuro. Il mio futuro è la prossima tappa, il prossimo passo a due, la prossima esibizione».

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedInEmail this to someone

© [UNICO] people&style 2017


Lasciaci un commento