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Il “Professore” che insegnò il palleggio a Eleonora Lo Bianco

LUCIANO PEDULLÁ TRA GIOVANI PROMESSE E “VECCHI” SUCCESSI SUL CAMPO

Luciano Pedullà

Articolo pubblicato il 9 novembre 2016

C’è chi professore lo diventa. Giorno dopo giorno, lezione dopo lezione. E c’è chi, invece, lo è nell’animo, dove questo innato talento è custodito, da sempre: lo capisci dallo stile, da quel modo con cui si relaziona con i propri “alunni”, severo, ma interessato e attento a ogni dettaglio; dal coraggio di rimettersi in gioco, dalla voglia di imparare e restare al passo con i tempi, anche a quasi 60 anni compiuti; dalla conoscenza della materia, quando ti lascia a bocca aperta perché, in poco meno di 20 secondi, elenca le ultime tredici palleggiatrici della nazionale italiana di volley scelte per affiancare Leo Lo Bianco.

Luciano Pedullà è “il professore” del volley italiano (e non solo): della disciplina sportiva conosce ogni cosa, nomi, trofei, schemi di gioco, regole, modalità di allenamento. Cui si aggiunge l’esperienza maturata su panchine prestigiose di serie A1 (Pesaro, Chieri, Forlì e Asystel Novara) e, nel 2015, su quella della nazionale femminile della Germania.

In attesa di scoprire dove lo porterà la nuova stagione sportiva, ha scelto di trasmettere contenuti e passione alle giovani leve, a ragazzi e ragazze dei settori giovanili, attraverso brevi, ma intensi stage condivisi in palestra.

Con la dirigenza del Volley Saluzzo
Con la dirigenza del Volley Saluzzo

Il Volley Saluzzo, storica società del Marchesato, non si è fatta sfuggire questa preziosa occasione e, durante il ritiro di Chiusa Pesio (Cn) di fine agosto, ha messo a disposizione delle proprie atlete, e di tutto lo staff tecnico, “il professore” in persona. Per due giorni e un totale di sei allenamenti.

Perché ha scelto di dedicarsi a questi stage/incontri con giovani atlete che appartengono a realtà di carattere provinciale?

«Questi stage sono innanzitutto un’opportunità per tenermi sempre “in gioco”: mi permettono di leggere le difficoltà delle giovani pallavolista, di trasmettere loro le mie conoscenze e di avere sotto controllo la mia capacità di valutazione pallavolistica. Ho sempre pensato di essere più portato per allenare ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni rispetto a quelle più grandi: in ogni caso, per correggere le giocatrici di serie A è necessario avere sempre un bagaglio fresco e aggiornato».

Quali sono i consigli che lascia agli allenatori che incontra in occasioni come quella di Chiusa Pesio?

Al lavoro con le giovani promesse saluzzesi
Al lavoro con le giovani promesse saluzzesi

«Lavorare sempre con intensità, non far perdere tempo alle ragazze, loro imparano sì guardando, ma soprattutto facendo. É fondamentale non improvvisare mai, arrivare preparati a ogni allenamento: poi l’esercizio può essere variato e adattato, ma il ritmo deve essere battente. Il tutto, mantenendo un rapporto in cui le giocatrici si sentano gratificate e si innamorino del loro insegnante e, quindi, di questo sport».

Lei è reduce dalla prima esperienza su una panchina europea, quella della nazionale femminile tedesca: qual è il bilancio?

«Purtroppo non ho avuto il tempo di portare a termine il mio lavoro dopo il quinto posto all’Europeo con cui abbiamo conquistato anche l’accesso al prossimo torneo continentale. Insomma, gli obiettivi erano stati tutti raggiunti, ma l’avventura è finita dopo otto mesi. Per il resto, è stata un’esperienza fantastica che mi ha permesso di lavorare con il meglio della pallavolo mondiale in termini di metodi e gioco».

Alle ultime Olimpiadi di Rio abbiamo assistito al trionfo della squadra maschile di Blengini e al “tonfo” delle ragazze di Bonitta. Che spiegazione si è dato?

«Blengini è stato bravo a dare continuità al progetto che aveva ereditato dal suo predecessore Berruto, nonostante la caduta del mondiale in Polonia: poi il fondamentale della battuta e il gioco espresso dai nostri campioni hanno fatto il resto. Alle ragazze, invece, è mancata proprio questa continuità: negli ultimi quattro anni il gruppo è cambiato quattro volte o forse di più. Pensi che da Pechino 2008 abbiamo cambiato tredici palleggiatrici alle spalle di Lo Bianco». E poi le elenca, nome per nome.


LUCIANO PEDULLÁ

Data di nascita: 03/08/1957
Professione: insegnante di educazione fisica e allenatore di pallavolo

PALMARES:
COPPA ITALIA SERIE A2 (2000-2001)
COPPA ITALIA SERIE A2 (2006-2007)
COPPA CEV (2008-2009)
COPPA ITALIA (2014-2015)


Nella sua lunga carriera da allenatore quali sono le giocatrici più forti che ha allenato?

«Preferirei dire “quelle con cui mi è piaciuto di più stare in palestra”».

Come preferisce: «allora Kimberly Hill, una signora; la palleggiatrice Kung Feng, premiata come miglior giocatrice alle Olimpiadi di Atene 2004; e Paola Cardullo, che per me è come una figlia. Di queste atlete ho sempre ammirato l’umiltà che mettevano in ogni allenamento».

Quale è stato il trofeo più importante della sua carriera fino a questo momento?

«Lo scudetto under 18 conquistato a Reggio Emilia nel 1997. È quello che sento più mio: in quel gruppo c’era una giovanissima Eleonora Lo Bianco che voleva fare l’attaccante. Dopo il primo allenamento dissi che lei sarebbe stata la palleggiatrice della squadra. Mi odiò per molto tempo».

Ma ancora una volta il professore aveva visto oltre, aveva “scoperto” la miglior giocatrice italiana degli ultimi tempi.

C’è qualche panchina che le manca?

Sulla panchina di Novara
Sulla panchina di Novara

«Quella di Bergamo e quella della nazionale italiana femminile, sono due delle panchine più prestigiose. Il mio nome è stato affiancato alla nazionale più volte, nel 2005 e nel 2012, ma la realtà è che io non ho mai ricevuto alcuna telefonata ufficiale. Mi mancano, ma non ho rimpianti».

Attualmente insegna educazione fisica all’istituto tecnico industriale “Fauser” di Novara, dove vive con la sua famiglia. Ci sono progetti per la nuova stagione o per il futuro?

«Ho ricevuto qualche proposta quest’estate, ma non sono riuscito a trovare un accordo con le società che mi hanno contattato: nello stesso tempo, ho scelto di non andare a bussare ad alcuna porta, preferisco pensare che se qualcosa deve arrivare, arriverà. Non escludo di ripartire dalle giovanili e, perché no, creare da zero una nuova realtà per insegnare la pallavolo ai più giovani».

L’abbiamo vista anche nei panni di commentatore sportivo per Sky durante le Olimpiadi di Londra 2012.

«Un’esperienza divertente e allo stesso tempo molto impegnativa: mi hanno fatto studiare nel vero senso della parola, contenuti, ma anche modalità e regole di una telecronaca». Eccolo, il professore che torna sui banchi.

Chi lo è diventato, forse faticherebbe a ritrovarsi dall’altro lato della cattedra. Luciano Pedullà no, perché lui è “professore” nell’animo, nello stile, nel cuore.

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