SOCIETA' E COSTUME

Eletti e dannati in castiglia

Due allestimenti museali convivono nella Castiglia di Saluzzo: una doppia anima che affianca gli antichi fasti del Marchesato di Saluzzo alle riflessioni sull’istituzione carceraria.

Articolo pubblicato il 3 Novembre 2014

Nei sotterranei, il Museo della Memoria Carceraria, il primo in Italia; al terzo piano quello della Civiltà Cavalleresca. “Uno shock culturale creativo” che ci trasporta dall’esperienza dei 4 secoli d’oro del periodo marchionale nella manica ottocentesca, ai due secoli di istituzione penitenziaria. Insieme, hanno l’obiettivo di inserire la Castiglia di Saluzzo nel panorama museale italiano e internazionale. “Ci sono insieme due aspetti dell’uomo – le parole del vescovo Monsignor Giuseppe Guerrini all’inaugurazione del 22 febbraio 2014, – l’uomo che soffre e che cerca di redimersi e l’altro, ricco di speranza e armonia. Fragilità e ricchezza umana: un contributo significativo per la consapevolezza di ciò che si è e ciò che abbiamo fatto”. Un milione e 750.000 euro il costo delle realizzazioni: un milione da fondi europei, 750.000 euro dal comune di Saluzzo. Un’operazione voluta dall’ex amministrazione Paolo Allemano, realizzata dal gruppo di professionisti composto da Rinaldo Comba e Massimiliano Caldera, per il Museo della Civiltà Cavalleresca, Claudio Sarzotti, dell’Università di Torino, curatore del Museo della Memoria, e Ugo Mauro, responsabile del progetto architettonico, con Federica Maffioli, Enrico Baldacci, Andrea Ruggeri. Il Museo Della Civiltà Cavalleresca “L’Europa e Saluzzo: la cultura saluzzese come fenomeno di importanza europea. Si comprende la storia di Saluzzo se la si legge con la storia europea – ha illustrato il curatore Comba, presidente della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo. – L’operazione è stata portare qui i tratti salienti dell’identità culturale del Marchesato che va dal XII al XVI secolo. I legami matrimoniali, le carriere ecclesiastiche e militari, i riferimenti letterari, tra cui la novella di Griselda e Le chevalier errant, collocano i Saluzzo e alcuni membri del loro gruppo dirigente, al centro di un sistema di relazioni che li collega al Papato, all’Impero, all’Inghilterra, al regno di Francia e a quello di Aragona, come agli Angioini, al Ducato di Milano, alla Sicilia e alla Sardegna, agli stati grandi e piccoli della penisola”. L’apparato narrativo si sviluppa ad anello in 11 sale per 800 m e conduce il visitatore in una dimensione dinastica, tra scenografie composte da elementi di architettura medievale e rinascimentale piemontese, restituite anche da affreschi tattoo wall. Atmosfere del passato glorioso che si leggono in chiave moderna con monitor multimediali o in modo contrapposto, attraverso modelli lignei e calchi in gesso, che l’occhio può “toccare” dal vivo. In ognuna delle sale si concentra un tema legato alla società cavalleresca e cortese del Marchesato, e il primo passo coincide con la nascita dell’ideologia cavalleresca in rapporto alla “nascita del Principato”. Il visitatore entra, poi, nella sala dedicata a “Monache, ecclesiastici e uomini d’arme”, in cui emerge il legame fra i marchesi e il potere ecclesiastico, spiega nella relazione scientifica Massimiliano Caldera, della Soprintendenza per i Beni Artistici del Piemonte. Il motivo dell’ambiente successivo ruota attorno al “mito di Griselda, moglie di Gualtieri, nota in tutta Europa, celebrata da Boccaccio e Petrarca come modello di costanza e fedeltà coniugale” e rimanda al capitolo su Tommaso III, autore del poema Le chevalier errant, di cui sono presentati due manoscritti virtuali. Si giunge, quindi, alle “Donne di Saluzzo fuori del mito”. “Sono Riccarda Visconti, Ricciarda di Saluzzo, moglie di Nicolò III d’Este, Bianca di Saluzzo, moglie di Vitaliano Borromeo, donne che hanno contato nelle vicende della dinastia e che introducono al tema dei rapporti politici e culturali con le altre corti: Milano, Ferrara, Casale – aggiunge Comba”. La settima tappa è al cospetto di “Santi ed eroi del Saluzzese” e mette in risalto la devozione ai santi guerrieri Costanzo e Chiaffredo, prima di condurre alle sale in cui domina Ludovico II, il principe, il condottiero, “il cui ruolo di uomo di stato è documentato dalle monete della zecca saluzzese, dai modelli delle collegiate ricostruite (Saluzzo, Revello, Carmagnola) e dal rinnovamento urbanistico della capitale. La reggenza di Margherita di Foix – spiega Caldera – si apre con un successo politico, l’istituzione della Diocesi, e con il prosieguo delle iniziative culturali del consorte”. Ma è un preludio alla “Fine di un sogno”, simbolicamente rappresentato, nell’ultimo ambiente del museo, dall’immagine di Carlo Emanuele I di Savoia, a cui passò il possesso de Marchesato con il Trattato di Lione (1601).

Le memorie di guardie e Ladri
Stimola l’immaginario collettivo e si candida a essere il primo museo in Italia dedicato alla testimonianza del carcere moderno, il percorso multimediale che si snoda (500 m) nelle antiche celle di isolamento della Castiglia. “Il carcere di Saluzzo è importante, ha attraversato gran parte della storia del Regno di Sardegna e dello stato nazionale. Dalla sua inaugurazione nel 1828, ha accompagnato la fase risorgimentale, i primi decenni dell’unità nazionale, il Ventennio fascista, l’avvento della Repubblica, fino alla chiusura nel 1992, e a questi vari periodi storici hanno corrisposto diverse concezioni della pena e diverse scelte di politica criminale”. Così sintetizza il senso del nuovo allestimento Claudio Sarzotti dell’Università di Torino, curatore del museo, alla cui realizzazione hanno partecipato il Liceo Soleri-Bertoni di Saluzzo, accademici e operatori penitenziari, ex detenuti e saluzzesi intervistati sui ricordi di un carcere che si trovava nel centro storico e che “dialogava dalle inferiate” con passanti e turisti. “Abbiamo ricostruito la sua Storia attraverso le piccole storie dei protagonisti, utilizzando le memorie di guardie e ladri – afferma Sarzotti. Nel quadro della Storia entrano personaggi famosi, da Tocqueville a Bentham, da Lombroso a Pellico, da Giulia Faletti Colbert a Cavour. Ci sono guardiani e funzionari che si reincarnano in ologrammi parlanti (il penitenziarista Petitti e il suo amico saluzzese Giovanni Eandi, il primo direttore del carcere Giacomo Caorsi, il ‘Brubaker’ che arrivava da Genova, la ‘Giulia delle carcerate’, Giulia Colbert Falletti Marchesa di Barolo), pericolosi briganti (il terribile Delpero che viene rappresentato con un manichino parlante) e poveri emarginati finiti in carcere per piccoli reati”. Un capitolo è riservato alla deportazione del popolo valdese, di cui la Castiglia fu protagonista alla fine del XVII secolo, e un’altra importante sezione ai detenuti antifascisti. Arte e carcere nel cinema, letteratura e musica: dai disegni onirici di Piranesi a quelli fatti in carcere da Aligi Sassu a Fossano, nel periodo fascista, fino al celebre quadro di Van Gogh La ronda dei prigionieri in una riproduzione. Completano il quadro sul tema prigionia, una biblioteca multimediale sui racconti e sui personaggi, veri e virtuali (da Papillon al Conte di Montecristo, da Antonio Gramsci a Silvio Pellico) e una rassegna di manifesti cinematografici del genere prison movie. Infine, lungo gli angusti corridoi, dove l’occhio scorge spaccati di ambienti carcerari attraverso gli spioncini delle porte, celebri canzoni di Lucio Dalla o De Andrè sono messe in relazione agli oggetti ritrovati nelle celle della struttura quando fu smantellata come istituto di pena. Info orari e biglietti: www.saluzzoturistica.it Ufficio turistico IAT: tel. +39 0175 46710

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