MOTORI

Effetto deterrente?

OMICIDIO STRADALE, QUALCOSA NON QUADRA

Articolo pubblicato il 21 Gennaio 2017

A qualche mese dall’entrata in vigore della legge che l’ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano (25 marzo 2016, Legge 41), si torna a parlare di omicidio stradale.
Oggi tale reato è punito assai più severamente di prima e con pene maggiori rispetto agli altri omicidi colposi, cioè quelli commessi senza l’intenzione di uccidere. L’occasione per riparlare della questione è data dal forte allarme lanciato dal presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, il quale ha sottolineato che, a diversi mesi di distanza dall’entrata in vigore della legge, non solo non c’è stata alcuna sostanziale diminuzione delle vittime causate dagli incidenti (sono invece aumentati del 16% i feriti), ma anzi, rispetto
alla situazione pre-legge, è esploso (+20% circa) il numero dei pirati, ossia di coloro che, dopo aver causato un sinistro, fuggono senza farsi riconoscere e senza curarsi delle vittime.
Dunque, se con il nuovo provvedimento il legislatore voleva ottenere anche l’effetto deterrenza, per ora l’obiettivo èauto2 fallito – oltre al fatto che i colpevoli scappano più di prima. Insomma, tornano d’attualità le teorie dell’insigne giurista Cesare Beccaria che, nel suo Dei delitti e delle pene, sosteneva che non è tanto il rigore della punizione a scoraggiare i comportamenti criminali, quanto la certezza di venire
assicurati alla giustizia. Forse non ha poi tanto torto chi ritiene che la nuova legge sia stata introdotta tenendo in eccessivo conto l’onda emotiva (amplificata anche da stampa e associazioni di scopo) di un’opinione pubblica sensibilizzata da numerosi incidenti, gravissimi e con vittime, causati da ubriachi o drogati ai quali sono state inflitte pene troppo lievi o addirittura nessuna pena.
In altre parole, quando a comandare è l’emozione e non la ragione, le leggi possono nascere inefficaci, controproducenti o addirittura inique. E iniqua, la legge sull’omicidio stradale, un po’ lo è davvero, tanto che le sue storture, che secondo alcuni potrebbero addirittura suscitare dubbi d’incostituzionalità, sono state più volte evidenziate da giuristi non della prima ora. Il rilievo più serio è che mentre per chi provoca un incidente stradale da ubriaco il rigore del codice può anche essere giustificato, mentre diverso dovrebbe essere il caso del guidatore trovato positivo alle sostanze stupefacenti. È infatti accertato che l’effetto di tali sostanze svanisce in genere entro 48 ore dall’assunzione, ma non la loro presenza nel sangue.
auto3Quindi, se il guidatore le ha assunte fino a 48 ore prima dell’incidente, potrebbe risultareauto4 positivo subito dopo, rendendolo passibile delle pene più severe previste dalle aggravanti anche se al momento del fatto era già sobrio. Inoltre, l’aggravante della guida in stato di ebbrezza può avere pesantissime conseguenze su un guidatore anche in caso di un incidente la cui responsabilità sia in realtà del conducente sobrio di un altro veicolo, che abbia comunque violato il Codice della Strada. In altre parole, la discriminante delle condizioni del guidatore può pesare più della reale responsabilità di chi ha provocato il sinistro. Basterebbero già i vizi citati per suggerire una revisione profonda di una legge che appare inefficace. Chissà se ci arriveremo e quando.


L’AMBITO FA IL REATO
Per chi guida sotto l’effetto di alcol o droghe la pena prevista in caso di incidente con vittime va ora da 8 a 12 anni di carcere, cioè supera il limite entro il quale si può essere affidati ai servizi sociali in alternativa alla detenzione. È giusto, si dirà, perché ciò che si voleva ottenere con la nuova legge era proprio il carcere effettivo, senza scappatoie. Tuttavia, un ubriaco o un drogato che uccide qualcuno mentre, per esempio, guida un natante, pur essendo responsabile dello stesso delitto colposo di chi guida un’auto, avrebbe pene più miti proprio perché l’ha commesso in ambito non stradale. Una discriminazione che, a ben guardare, ha poco senso. Un omicidio, infatti, si può commettere non solo sulla strada, ma anche in mare o su un fiume, in cielo, in montagna o sul luogo di lavoro, e prevedere pene differenziate per ciascun ambito forse è un’idea un po’ bizzarra. Chi perde la vita in mare per colpa di un incosciente merita forse meno rispetto e giustizia di chi muore sull’asfalto?


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