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STORIA E STORIE

Del Prete, teatro Cuneese

Duilio Del Prete, attore in "Amici Miei", raccontato dalla sorella Cristiana e ricordato da Chiara Giordanengo, direttrice e co-fondatrice dell’Accademia Teatrale “Giovanni Toselli” di Cuneo.

Articolo pubblicato il 10 settembre 2014

Ha studiato alla Sorbonne di Parigi, poi a Londra. Di donne ne ha avute assai. Piaceva e lo sapeva. Cristiana è stata la sua croce e delizia: la sorella primogenita che sentiva la responsabilità di “proteggerlo” e accudirlo, con l’ironia di famiglia che contrassegnava entrambi. Questione di DNA.
Lui era di Cuneo e a Cuneo avrebbe voluto ritornare. Uomo amante e amato. Chansonnier. Cantore di Brel. Attore. Amici Miei, di Mario Monicelli, non è che uno dei film che lo ha visto protagonista. Gli calzava bene il personaggio: goliardia composta e stilosa.
C’è chi, a Cuneo, ricorda la sua camminata. Fierezza nel portamento, passo deciso senza tentennamenti. Coglieva l’intorno, come solo un attore sa fare, quasi attivando un procedimento inconscio capace di rimodulare percezioni e renderle gesti. Poi, quel suo sguardo diretto, come a voler scrutare le sonorità dell’anima.
È Duilio Del Prete, raccontato dalla sorella Cristiana e ricordato da Chiara Giordanengo, direttrice e fondatrice, insieme a Michele Viale, dell’Accademia Teatrale “Giovanni Toselli” di Cuneo, che afferma: “Duilio, negli anni ’90, ha tenuto lezioni all’Accademia di Cuneo e avrebbe voluto tornare”. Prima che la vita abbia ceduto il passo al sonno eterno, a 59 anni. “Ai ragazzi ha insegnato l’umiltà di non nascondere l’emozione. Aveva, con gli allievi, un rapporto individuale: non obbligava a fare ciò che lui intendeva, ma consentiva loro di uscire con la loro modalità”. E mentre Giordanengo rievoca, la sorella di Duilio, Cristiana, fa un salto nel passato. Eccolo.

Cristiana, lei e Duilio avete avuto padre italiano e madre francese.
Cesare, nostro papà, aveva un negozio di ombrelli e borse in Via Roma, a Cuneo. Nel 1932 si sposò con nostra mamma, Duilia, donna di Tolone.

Del Prete era tra i più rinomati negozi di giocattoli in provincia di Cuneo: balocchi in casa?
A metà degli anni ’30, nostro padre, spostò l’esercizio di ombrelli in Corso Nizza e aggiunse la vendita di giocattoli. Pochi. Contati. In negozio, quando eravamo bambini, mio padre diceva a Duilio e a me: “Guardateli ma non toccateli: andranno nelle case di bambini ricchi. Noi non possiamo permetterceli”.

E come giocavate?
Di fantasia. Ricordo una volta: avevamo preparato un concerto. Io al pianoforte mentre mio fratello, Duilio, suonava chitarra e violoncello. Il nostro teatro era il bagno e immaginavamo che la tenda del bagno fosse il tendone del teatro La Scala.
Il giorno del concerto organizzato nella toilette, accadde l’imprevisto: morì nostra nonna. Sulla porta, un foglio: “Spettacolo rinviato per lutto”.
Questi eravamo noi.

Chi era il più forte tra voi due?
Duilio era, da bambino, gracile e cagionevole di salute. Mi era stato affidato dai miei genitori. E io infierivo con quei “vieni qui!”. Riconosco di essere stata anche, forse, un po’ cinica. Mi sentivo totalmente il ruolo di sorella più grande e lo trattavo con l’autorità che avevo deciso fosse quella giusta. L’attenzione che gli riservavo poteva essere attribuita a un forte senso protettivo, ma, in realtà, non era altro che sete di comando, di dominio, se non anche di protagonismo.
A partire dai 16 anni le cose sono cambiate. Il suo fisico si è irrobustito e ha scoperto l’universo femminile. Io cercavo di dissuaderlo, ricattandolo e minacciandolo di avvisare mamma e papà, ma poi mi ritrovavo a sbattergli l’uovo per ridargli energie dopo gli incontri amorosi. Si era fatto davvero bello. Le donne stravedevano per lui e lui era consapevole del suo fascino. Quando gonfiava il petto e impostava la voce, capivo che di lì a poco la “preda” sarebbe stata ammaliata.

Perché piaceva tanto alle donne?
Aveva, da adulto, un fisico straordinario. Poi, perché era avvolgente. Nel senso: nel momento in cui c’era, c’era. Girato l’angolo, non so a cosa pensasse, ma so che a ogni attimo dava valore e onestà. Certo è che, di base, era uno spirito libero.

Avvocato mancato
Duilio ha studiato alla Sorbonne di Parigi, a metà degli anni ’50.
Dopo Parigi, è andato a Londra a studiare diritto internazionale, ma lì ha preso la decisione di tornare in Italia e ha comunicato a nostro padre, il quale ci avrebbe tenuto tanto a vederlo avvocato, che lui non ne voleva sapere di quel destino.
Partito per Roma, ha frequentato l’Accademia e ha avuto inizio la sua carriera. Non solo come attore, ma anche come chansonnier. Ai tempi della Sorbonne, aveva conosciuto Charles Aznavour, Gilbert Bécaud, Jacques Brel e pure Edith Piaf. Nelle sue “corde” c’era Brel. Il suo pubblico ricorda La bassa landa, del 1970, che contiene cover di Jacques Brel tradotte in italiano da Duilio, e l’album Duilio Delprete canta Brel, alle cui traduzioni di Del Prete la stessa Fondazione “Jacques Brel” ha dato approvazione ufficiale.

A occhi chiusi, cosa ricorda?
Quell’attimo in cui, prima di morire, Duilio, mi ha sussurrato: “Cristiana, la vita ti ruberà la voglia di ridere, ma tu non lasciarti portare via la voglia di sorridere”.

Questo era lui: Duilio Del Prete. Eccolo. Con le sue spalle larghe, incede. A tratti, può sembrare spavaldo. Ma chi lo ha conosciuto sa che è solo per affrontare la sua timidezza. Forse, e lo narra il silenzio, anche la malinconia.

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