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[UNICO] Arte

Dalle pendici dei monti al mare

DA BUSCA PARTE L’ATTIVITÀ DEI FRATELLI BIAZACI, PITTORI ITINERANTI DEL XV SECOLO

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Articolo pubblicato il 12 gennaio 2017

DUE ARTISTI “GIROVAGHI”
Un capitolo di grande interesse sugli episodi d’arte tardogotica e rinascimentale è quello che riguarda i fratelli Tommaso e Matteo Biazaci, pittori itineranti nativi di Busca (CN) che a partire dalla seconda metà del XV secolo svolsero l’attività di frescanti in gran parte delle vallate cuneesi (Varaita, Maira e Grana) e, successivamente al 1474, in alcune località del ponente ligure quali Montegrazie, Piani di Imperia e Diano Castello. Come per la maggior parte degli artisti “girovaghi” di quel periodo, anche sui Biazaci aleggia una buona dose di incertezza: qual è la geografia dei loro spostamenti? Quali sono i cicli che si possono considerare autografi? Quali invece, di carattere minore, sono ascrivibili alla loro bottega e agli aiuti? Su una cosa la critica è unanimemente concorde: dei due, Tommaso è considerato il maestro, mentre Matteo viene relegato al ruolo di assiduo collaboratore.

pendici2ILLUSTRATORI DELLA PAROLA DIVINA
In effetti l’opera più rappresentativa – una pala proveniente dal Convento di San Bernardino di Albenga, raffigurante la Vergine e il Figlio in trono – oggi conservata al Museo di Palazzo Bianco a Genova – si deve proprio al “solista” Tommaso, come attesta la firma Thomam.de.Biazac pittore de Buscha seguita dalla data 1478.
In ogni caso, i fratelli Biazaci si inseriscono in una stagione culturale in cui l’arte è mezzo insostituibile del sapere popolare, la cosiddetta Biblia pauperum, in cui i precetti dogmatici si sviluppano per accostamento di immagini, al fine di semplificarne la comprensione. Compito dei pittori è quindi veicolare la parola divina attraverso gli affreschi, rendendo riconoscibili personaggi e vicende dei testi sacri, in una narrazione visualizzata che costituisce di fatto una didattica molto efficace.
Ferma restando un’innegabile componente di ingenuità stilistica, la poetica dei Biazaci si caratterizza per una certa spontanea dolcezza dei passaggi, riscontrabile in particolar modo nelle fattezze e nelle espressioni dei volti. Per quanto concerne la descrizione del dolore umano e della sofferenza, alla truce drammaticità e agli accenti violenti che appaiono in Canavesio sulla scia di Jaquerio, i fratelli Tommaso e Matteo preferiscono mitezza delle emozioni e pacatezza dei sentimenti.

OPERE BUSCHESI
Nel Piemonte meridionale, fra i cicli attribuibili ai Biazaci, spiccano per notevole importanza due episodi buschesi. Ilpendici3 primo, risalente all’incirca alla metà del XV secolo (i restauri sono del 1998), è quello che ingentilisce l’abside della cappella di Santo Stefano e che – per l’appunto – racconta la vicenda che culmina nella lapidazione, dispiegandola all’interno di quattro riquadri commentati attraverso cartigli, i cui dialoghi sono tratti dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine (XIII secolo).
Il secondo, quello che si trova nella volta della Cappella San Sebastiano, sviluppa invece la storia del martirio del santo titolare in otto scene, disposte su quattro vele e suddivise da elementi architettonici e figure. Durante i lavori di restauro degli affreschi, iniziati nel 2005 e ancora in corso, è inoltre riaffiorata la data di realizzazione, 1494, che ha permesso agli storici di collocare gli affreschi nel periodo della tarda maturità dei due instancabili fratelli.

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