Ti trovi qui

[UNICO] Sport

Da figlio d’arte a campione, dal “baby” di Crissolo alle Olimpiadi

IL MANTESE PAOLO DEFLORIAN RACCONTA LA SUA VITA DI ATLETA, ALLENATORE, COMPAGNO E PADRE DI DUE GEMELLI

dav

Articolo pubblicato il 14 marzo 2017

Quando nasci figlio d’arte e a 18 mesi hai già gli sci ai piedi per “camminare” sulla neve, è difficile pensare che la tua vita possa essere dedicata ad altro.
Quando, poi, all’età di 30 anni, ti innamori dell’attuale direttrice del Mondolè Ski Team Artesina – Scuola di sci Marguareis, conosciuta durante un corso per maestri di sci, diventa davvero impossibile pensare che la tua vita potesse essere dedicata ad altro.
Da bambino alle prese con il primo “baby”, sulle piste da sci di Crissolo, ad allenatore della nazionale maschile del Canada, Paolo Deflorian ne ha fatta di strada: oggi, a 44 anni, è uno sportivo e un uomo “compiuto”, alle prese con un’esperienza entusiasmante e ricca di soddisfazioni, e da poco meno di un anno padre di due gemelli, Alberto e Leonardo.

Lo abbiamo “intercettato” in uno dei rari e rapidi passaggi nella sua casa invernale di Artesina, dove è tornato per qualche giorno tra un impegno e l’altro in giro per il mondo.
IMG-20170227-WA0038«Questa vita è così, io e Chiara (Bergonzo, ndr), la mia compagna, siamo abituati: da aprile ad agosto abbiamo tempo per stare insieme e vivere come una famiglia “normale” nella nostra casa di Frabosa Sottana, ma in questo periodo è un continuo via vai. Inoltre, questo è stato anche il primo inverno con i gemelli, quindi aspettiamo con ansia l’arrivo della nostra parte dell’anno “tranquilla”».
I sacrifici di avere un compagno sempre in giro per il mondo, la nuova avventura di mamma, la responsabilità di una realtà sportiva come quella di Artesina: Chiara è al fianco di Paolo, sorridente, consapevole, conosce il mondo dello sci almeno quanto lui, «e poi i gemelli sono stati bravissimi!», aggiunge.

Francesco Deflorian, suo padre, ha sfiorato le Olimpiadi del 1960, è stato campione italiano diIMG-20170227-WA0036 discesa e poi un grande allenatore, tra gli altri anche di Paolo De Chiesa. Quanto è difficile “raccogliere” un’eredità come questa?
«A 18 mesi avevo gli sci nei piedi per gioco, a due anni e mezzo ho iniziato a sciare davvero: mi sono trovato a Crissolo e poi a Pian Munè, sempre sulle piste, sempre sugli sci. E all’età di 14 anni ho vinto il campionato italiano categoria ragazzi e ho partecipato alle selezioni nazionali dei più importanti trofei (Topolino, Pinocchio). Un percorso naturale, che nel 1992 mi ha portato in Nazionale dove, per tre anni, ho partecipato alla Coppa Europa».

Anche il “passaggio” da atleta ad allenatore è avvenuto in maniera così spontanea?
«Probabilmente il fatto di non essere riuscito a “sfondare”, a raggiungere i massimi livelli come atleta mi ha convinto a provare a stare dall’altra parte, a trasmettere ai più giovani tutto ciò che io, nella mia carriera da sciatore, avevo imparato».

Una scelta vincente, un’intuizione azzeccata: Deflorian diventa subito il vice allenatore della squadra regionale maschile con Claudio Ravetto, tre anni dopo assume la guida tecnica della squadra regionale femminile e nella stagione 2008/2009 fa un ulteriore passo in avanti, diventando allenatore della nazionale Junior.
«In questa stagione ho compiuto il salto di qualità, le gare erano di un altro livello, abbiamo partecipato alla Coppa Europa e vinto due medaglie al Mondiale: ho allenato atlete che oggi sono al top, come Federica Brignone ed Elena Curtoni».

Ma la sua ascesa era solo a metà: dal 2009 al 2013, infatti, Deflorian diventa aiuto allenatore della nazionale femminile al fianco di Stefano Costazza e partecipa alle Olimpiadi invernali di Vancouver e a due Mondiali, conquistando due argenti, uno con Federica Brignone nello slalom gigante (2011), uno con Nadia Franchini nella discesa libera (2013).

Fino alla grande opportunità.
IMG-20170227-WA0041
«A fine 2013 sono stato contattato da Massimo Carca, già nel giro della Nazionale italiana, che mi ha proposto di seguirlo nella sua esperienza alla guida della Nazionale maschile del Canada. Decidere è stato semplice (e Chiara, con un sorriso simpaticamente sarcastico, alza gli occhi) e quando Max è rientrato in Italia perché richiamato nell’entourage azzurro ho accettato di portare avanti io il lavoro».
Con ottimi risultati e due medaglie mondiali.

Se fosse un allenatore di calcio, dovrei chiederle quale panchina le manca o qual è la panchina dei suoi sogni.
«La nazionale maschile italiana. L’unica che mi manca».

Gli manca “solo” quella squadra. Ma adesso che la stagione invernale è quasi agli sgoccioli, gli mancano ancheIMG-20170227-WA0037l’atmosfera di casa, le coccole ai figli, le attenzioni della moglie: loro tre sono i suoi primi tifosi, così come suo padre Francesco che vive a Manta, dove Paolo torna tutte le volte che può.
Da dove è partito, dove ha gli amici di infanzia, da dove può guardare dritto verso il Monviso, verso quelle piste sulle quali, da “figlio d’arte”, è diventato uomo, atleta, allenatore, padre.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedInEmail this to someone

© [UNICO] people&style 2017


Lasciaci un commento