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Curling, ovvero fair play

DALLA SCOZIA CON FURORE, IL CURLING VIVE UN PERIODO D’ORO CON TORINO 2006. DIECI ANNI DOPO, L’ENTUSIASMO SEMBRA SMORZARSI, MA RESTA LA SCHIETTEZZA DI UNO SPORT SANO E AGGREGANTE

Articolo pubblicato il 29 Dicembre 2016

Scivolata, stone, skip. Di cosa stiamo parlando? Sono alcuni dei termini usuali di chi pratica il curling, una di quelle discipline definite ingiustamente “minori”, delle quali sentiamo parlare solamente ogni quattro anni in concomitanza delle Olimpiadi invernali.
Dietro quelle parole, però, c’è un mondo: un universo che fatica, lavora e suda per ottenere risultati e salvaguardare uno sport dalle enormi potenzialità, anche educative.

curling4Il curling, infatti, è uno sport di squadra balzato agli onori della cronaca, in Italia, con i Giochi invernali di Torino 2006 con migliaia di connazionali che si sono appassionati a questa disciplina, per molti del tutto sconosciuta, guardando in TV cosa succedeva sul ghiaccio di Pinerolo.

Oggi, però, a distanza di poco più di dieci anni, il numero di praticanti in Italia è abbastanza ridotto. Inserito per la prima volta come disciplina olimpica ai Giochi giapponesi del 1998, il curling si basa su un principio simile a quello delle bocce, ma su una superficie ghiacciata: semplificando il gioco, le due formazioni che si affrontano fanno scivolare sul ghiaccio le stones (dischi di granito levigato) con l’obiettivo di farle arrivare, aiutandole nella traiettoria (con l’azione delle scope da curling), al centro della “casa”.

A differenza del gioco delle bocce, inoltre, le squadre si alternano al tiro. Il “lancio del disco sul ghiaccio”, così la traduzione letterale di curling, è nato intorno al XVI secolo in Scozia, culla di questo sport. Lo conferma Fiona Grace Simpson (nella foto), Argento ai Mondiali Senior femminili nel 2015, vestendo la maglia azzurra concurling5 Grazia Ferrero, Fulvia Tiboldo e Vittoria Santini: scozzese di origini ma italiana d’adozione, vive a Racconigi; è un’ex insegnante di danza classica e presidente di un’associazione.

Fiona ha imparato a giocare a curling in famiglia, all’aperto, ancora prima che all’interno di moderni impianti con ghiaccio di altissima qualità. “Nella mia famiglia quasi tutti giocavano, era normale. Quando invece mi sono trasferita in Italia, 35 anni fa, ho dovuto abbandonare questo sport perché non avevo impianti vicini a casa – racconta Fiona. – Con le Olimpiadi è scoppiato un boom e così ho ricominciato a Pinerolo. Da ormai dieci anni quindi sono tornata ad allenarmi e faccio parte di una società di Torino (Draghi Torino, ndr). Da tre anni, poi, ho l’onore di essere nella Nazionale Senior e abbiamo rappresentato l’Italia con risultati interessanti”. L’Argento, in effetti, rappresenta un grande traguardo per la Nazionale azzurra. Dalle punte alle stones il passaggio è stato naturale. “La danza mi ha preparato donandomi scioltezza, equilibrio, capacità di giudizio di velocità e spazio, fondamentali nel curling – spiega. – Ad ogni tiro le quattro persone che formano la squadra danno il loro contributo: anche per questo è un gioco unico, dove tattica e umiltà sono fondamentali”. Uno sport ancora lontano dal professionismo, in Italia. “Purtroppo ha ancora poca visibilità, ma grandi potenzialità. Certo non si può vivere di curling e per molti aspetti ci autofinanziamo”.

La Nazionale azzurra ha esordito ufficialmente alle Olimpiadi proprio nei giochi nostrani, che hanno dato linfa al movimento, soprattutto a livello studentesco.
curling6“Ho iniziato da giovanissimo prima delle Olimpiadi, dopo una dimostrazione a Torre Pellice e con qualche difficoltà, visto che c’erano pochissime strutture prima del 2006 – commenta il pinerolese Julien Genre (nella foto), che ha anche vestito la maglia azzurra. – Poi ho poi avuto la possibilità di iniziare a giocare a livelli più importanti. Il salto di qualità è arrivato nel 2008 quando sono stato contattato per giocare con gli allora ‘campioni d’Italia’ in Trentino, dove ero di fatto un semiprofessionista.

Un’esperienza importante perché ho potuto accedere a palcoscenici internazionali, in Coppa del Mondo, con le Nazionali più blasonate, poi sono tornato a Pinerolo nel 2010 per motivi lavorativi”. Insomma, ha dovuto scegliere il futuro. “Purtroppo qualche anno dopo le Olimpiadi c’è stato un calo del movimento, dovuto anche a spese di gestione importanti, non supportate da un seguito così solido da giustificare investimenti cospicui da parte della Federazione (il curling è nella FISG – ndr). È un peccato anche perché è molto apprezzato a livello televisivo; purtroppo, però, il fatto che si giochi a livello amatoriale limita le aspettative dei giovani e difficilmente riesce a competere con altre discipline”.

Uno sport particolare anche per la struttura della squadra e l’omogeneità dei suoi componenti, dove le dinamichecurling3 sono estremamente sensibili, tanto che non viene proposta una selezione nazionale da assemblare in raduni, ma la squadra considerata migliore rappresenta l’Italia a livello internazionale, così com’era stato per Julien.

Ma l’aspetto più interessante è probabilmente quello degli insegnamenti che può dare. “Arrivo dall’hockey dove c’è molto rispetto per l’avversario, anche per la fisicità di questa disciplina – conclude. – Nel curling non ci sono arbitri ma semplici giudici di gara, i quali sorvegliano che non avvengano infrazioni o scorrettezze ripetute, ma le sanzioni vengono lasciate ai due capitani. Il fair play è la regola d’oro, se non lo rispetti potresti essere screditato a livello internazionale.

curling2Ogni ragazzo viene ‘caricato’ di scelte mature, questo è importantissimo”. “A chi lo consiglierei?” Fiona Grace Simpson non ha dubbi: “A chi vuole provare qualcosa di diverso e praticare uno sport di assoluto fair play, dove le regole ci sono; sono uguali per tutti e non si infrangono. Un giocatore non onesto non è certo ben visto nel nostro mondo. Stimola molto lo stare insieme agli altri: mettete i piedi sul ghiaccio e provate!”.

Insomma, una rarità.

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