SPORT

Basket, il brivido che dà spettacolo e adrenalina

NASCE NEGLI USA, PATRIA DELLA NBA, CHE CI HA ABITUATI AGLI SHOW MOZZAFIATO DI CAMPIONI CON LE ALI. È IL BASKET, DA SEMPRE AMATO DAI PIÙ GIOVANI PER I SUOI EFFETTI “ADRENALINICI”

Articolo pubblicato il 24 Marzo 2016

“Il basket è lo sport più bello del mondo e se non vi piace, mi dispiace”. Basterebbero queste parole dette poche settimane fa da un telecronista italiano, per spiegare quanta passione c’è dietro a questo sport.
Un’affermazione pronunciata durante una delle ultime partite dell’anno scorso della Manital Torino, che milita nel campionato di Serie A1: dopo un periodo di crisi, la squadra si è riscattata vincendo contro la forte Sassari sul filo della sirena, grazie a una “bomba” da 3 punti scagliata da metà campo da Tyson Diver, una delle star torinesi. Il canestro è arrivato dopo una partita ricca di adrenalina, come forse solo il basket sa dare. Parliamo di uno sport veloce, con continui ribaltamenti di fronte, punti spettacolari che si susseguono, zero tempi morti e il gusto dello show importato dalla serie più celebre e celebrata, la NBA americana, dove i migliori ancora oggi ambiscono a giocare.
Gli USA sono la culla del basketball, inventato nel 1891 in Massachussets dal medico e insegnante di educazione fisica James Naismith. I giocatori più forti di sempre sono quasi tutti americani: Michael Jordan, considerato atleta “assoluto”, tra gli anni ’80 e ’90 ha fatto sognare una generazione con i suoi record.
Oggi la star si chiama Kobe Bryant e la sua carriera è curiosamente iniziata in Italia, al seguito del padre cestista professionista, giocando in diverse squadre della penisola, proprio negli anni in cui Jordan dava il meglio di sé. Kobe ha da poco annunciato il suo ritiro, con una lettera d’amore al basket.

È SHOW!

Il basket è rapido e fisico, tecnico e tattico, e molti dei principi fondanti di questo sport sono presi in prestito per migliorare la preparazione al gioco di squadra in altre discipline: la circolazione della palla, il pressing e la velocità di pensiero sono ormai entrati a far parte delle tecniche di allenamento.
Il tempo giocato è quello reale, ci sono 24 secondi per concludere un’azione e non sono contemplate inutili perdite di tempo: questo rende lo sport ancora più avvincente per lo spettatore.
Il singolo può fare la differenza, ma alla lunga è l’unione del gruppo che vince. Per questo, l’allenatore è una figura chiave: il suo compito è leggere la partita in tempo reale, ma anche preparare la squadra nel modo giusto. Nel basket si chiama coach, colui che insegna e guida, e questo già la dice lunga sulle esperienze che possono trasferirsi dal parquet ad altri ambiti. Basta chiedere a Mauro Calderoni, 42enne sindaco di Saluzzo (CN), che ha portato la squadra della sua città a uno storico trionfo in campionato, mutuando poi dal basket il concetto di team e applicandolo alla politica cittadina.

UNO SPORT PER SIGNORINE

A certi livelli, il basket è un gioco di contatto, a volte duro e, usando un luogo comune, si potrebbe pensare che “non è uno sport per signorine”: ma così non è!
Sin dal 1892 furono introdotte negli Stati Uniti le varianti al gioco (il cosiddetto netball) e, a cavallo dei due secoli, le principali università americane potevano contare sulla loro squadra femminile.
In Italia esistono tornei femminili dal 1930 e il basket è praticato da moltissime ragazze: in Piemonte è la Fixi Piramis Torino a difendere i colori regionali nella massima serie.
Praticare uno sport di contatto non significa perdere in femminilità. Un esempio su tutti: la splendida Valentina Vignali, cestista riminese che ha militato anche ad Omegna, oggi è famosa per essere modella, presentatrice e giocatrice, con oltre 500.000 fans su Facebook.

LE FONDAMENTA: IL MINIBASKET

In Italia i praticanti sono oltre 300.000 ed è il terzo sport italiano, in base ai dati forniti dal CONI (nel rapporto Lo sport in Italia, del 2014), dietro calcio e pallavolo.
Molte società puntano sui settori giovanili e in questo senso è emblematico il caso di una giovane realtà piemontese, che ha scelto proprio di investire sui ragazzi per crescere, con risultati lodevoli raggiunti in pochi anni: “Dal 2010 abbiamo dato avvio alle scuole di minibasket in dieci comuni della provincia cuneese, perché le fondamenta si fanno dal basso. Abbiamo scelto di riportare il basket dove non c’era o dove si era perso, lavorando con i più piccoli,” racconta Francesco Nasari, presidente dei BC Gators, attivi in ben dieci comuni del saviglianese.
“Il minibasket – prosegue Nasari – è un’attività motoria in cui si usa la palla e si provano movimenti che saranno propedeutici a quello che poi si farà crescendo; i metodi sono cambiati e abbiamo puntato sulla formazione degli istruttori, qualificandone ben 16 a livello regionale”.
Mentre la prima squadra è al comando del proprio girone in serie D, i giovani cestisti del futuro crescono e da quest’anno è comparsa anche la formazione femminile del 2005-2006.
Come direbbe Dan Peterson, allenatore e storico commentatore in Italia delle partite NBA: “Fe-no-me-na-le!”

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