ARTE

Arte in costante tensione

LA GALLERIA SKEMA 5 DI CUNEO OSPITA, A PARTIRE DA MAGGIO, UNA PERSONALE DI PIER GIUSEPPE IMBERTI, L’ARTISTA CHE TRASFORMA GLI ELEMENTI DELLA TECNOLOGIA UTILITARISTICA IN UN CONCENTRATO DI ENERGIE FISICHE.

Articolo pubblicato il 29 Maggio 2016

IDA ISOARDI INTERVISTA PIER GIUSEPPE IMBERTI

Sembra che, da un paio d’anni a questa parte, il tuo lavoro abbia subìto una svolta decisa, verso una coerenza di stile e un linguaggio decantato ormai da echi e “debiti” inevitabili in ogni percorso artistico. Lo spieghi anche con il fatto che oggi puoi dedicarti all’arte a tempo pieno?
Mi considero fortunato perché ora posso scegliere. Devo a mio padre l’antagonismo in quanto anche lui era pittore. Oggi è cambiato il contesto operativo perché tutto mi porta a concentrarmi sulla scultura. In Fabrizio Quiriti (direttore della Galleria Skema5 – ndr.) e nella sua frequentazione ho inoltre trovato un ascolto esclusivo, uno stimolo e una collaborazione fin dai nostri anni giovanili.

È prossima una tua importante mostra alla Galleria Skema5 di Cuneo. Mi puoi dire come vivi questo momento e in che modo la presenza di tue opere ormai storiche, come le bende e le torsioni, così materiche, si possano collegare agli ultimi lavori, del tutto nuovi e inediti?
La tensione, il “tirare” fino al limite, hanno le radici nel mio inconscio. I nuovi lavori portano all’estrema conseguenza il discorso sulla forma; i piccoli quadri avvalorano ancora di più questo principio. Il respiro si allarga rispetto a prima, quando la concitazione operativa poteva quasi soffocare il lavoro finale.

Ho sempre pensato che l’alter ego dell’artista sia il pubblico. Quanto conta per te il giudizio degli spettatori e non mi riferisco solo a quello degli addetti ai lavori?
Il pubblico mi interessa ma solo dopo una consapevolezza acquisita da parte di chi guarda. Questo avviene non per gli addetti ai lavori, ma è un fatto trasversale che spesso arriva anche da chi non ti aspetti. L’arte persegue a volte anche il non piacevole, lo sgradevole e il perturbante e ciò non viene compreso da tutti.

Forse rischio di generare equivoci e fraintendimenti, ma mi sembra inevitabile parlare della presenza di meccanismi e ingranaggi metallici nel corpus delle tue opere. Sappiamo anche quanto la “macchina” abbia intrigato grandissimi autori del XX secolo, fino a diventare icona o addirittura totem della modernità. Essa è tuttora presente, sia pure in modo diverso, nel tuo lavoro. Quale significato attribuisci oggi a questa ricorrente immagine oggettuale?
Il mio mestiere come addetto a macchinari di precisione era il mio mondo. Il ferro era l’odore quotidiano per me, non avrei potuto iniziare da altro. Le forme appuntite sono una difesa: tutto ciò era normale per me. Soltanto dopo ho scoperto il genio di Duchamp e le sue straordinarie implicazioni.

Un ultimo quesito: so che la tua attività è faticosa per la natura stessa dei materiali messi in gioco. Oggi, quanto conta il “mestiere” nell’arte, visto che spesso, ai nostri giorni, dominano il bluff, la trovata spacciata per idea e la superficialità?
Il mestiere è tutto! Sono partito dalla mia situazione e non ne posso prescindere. La mia storia si è sviluppata a livello affettivo, non intellettuale né “citazionista”.

L’OPERA DI PIER GIUSEPPE IMBERTI

di Enrico Perotto (presidente dell’Associazione culturale “Ego Bianchi”)

Immagini concrete di bellezza oggettuale. Costruzioni armoniche di forme geometriche metalliche. Invenzioni di quadri-rilievi meccanici, originati da una visione del mondo fondata sull’ordine geometrico e sull’estetica delle macchine.
Ecco l’arte della scultura in Pier Giuseppe Imberti: un distillato di lavorio teorico e manuale, raffinato e incisivo, che trasforma gli elementi antiestetici della tecnologia utilitaristica in un concentrato di energie fisiche e di ingegnosità combinatoria.
Pier ha conservato negli anni il tipico tratto psicologico che lo contraddistingue, cioè quel suo candore semiserio (quello, per capirci, di un vero e proprio bluesman), che mi ha colpito in lui fin dal momento in cui l’ho conosciuto – al tempo dei preparativi della prima delle quattro mostre dedicate ogni volta a Nove Scultori Piemontesi – e che sono state organizzate tra il 2000 e il 2003 presso la sala espositiva e il giardino museale della Fondazione “Peano” di Cuneo. In quell’occasione, ho seguito da vicino la realizzazione delle opere di Imberti, presentate poi accanto a quelle di Ugo Giletta, Lorenzo Griotti, Giovanni Lerda, Plinio Martelli, Mario Mondino, Mutus Liber, Marina Sasso e Anna Valla.
Imberti è un sapiente inventore di campi dinamici di forze in tensione elastica, per mezzo di garze imbevute di impregnante e indurite come fibre vegetali, che alludono a realtà conflittuali che perdurano, senza mai essere superate. Ma è anche un abile creatore di meccanismi assemblati in forma di elementi metallici modificati, circolari o appuntiti, a cui sono associati fili in acciaio tesi tra opposte estremità angolari, in stato di apparente equilibrio. È chiara la potenzialità simbolica degli “oggetti fisici” di Imberti, che richiama alla mente l’idea di pittura come dispositif libidinal di Jean-François Lyotard e che induce l’osservatore a vivere un’esperienza sensoriale sia tattile sia visiva, trasportandolo, anche attraverso il gioco astraente delle ombre nettamente profilate sulle superfici dei supporti, in spazi di pura contemplazione e di possibile libertà del pensiero.

BIOGRAFIA

Pier Giuseppe Imberti è nato a Centallo nel 1954, dove risiede e opera. Autodidatta, si avvicina alla pittura sulle orme del padre, appassionato di arte. Negli anni successivi esegue tele con richiami surrealistici che presenta nella sua prima mostra a Fossano, a Palazzo Santa Giulia, dove incontra il favore incoraggiante del critico Miche Berra. Dopo anni di studio e di riflessione individuale tra il 1985 e il 1987, realizza grandi tele di impronta informale che saranno raccolte in una personale nel 1987 alla Galleria Etruria di Cuneo. In seguito, entra in contatto con l’ambiente artistico torinese, stringendo amicizia con il pittore Piero Ruggeri e con i critici Marco Rosci, Francesco Poli, Luciano Cabutti. Inserito in numerose manifestazioni artistiche, espone in diverse mostre collettive e personali. Nel 1991 il professor Rosci lo presenta in una personale a Torino dal titolo Proposte V, al Palazzo della Regione. Espone a Torino, Brescia, Sanremo, Venezia, Pordenone, Milano, Vercelli, Como e in altri luoghi minori. Dal 2000 al 2007 stringe un rapporto di lavoro con la Galleria Il Prisma di Cuneo, città dove attualmente collabora con la Galleria Skema5. I suoi lavori prendono ispirazione dalle avanguardie del primo Novecento. Imberti opera con diversi materiali alludendo a una realtà corporea che lascia immaginare. Tra le prime creazioni si ricordano sculture in legno, ma dall’aspetto ferroso, che possono essere definite come “residui”, “scarti” allusivi a un’archeologia industriale. In seguito, realizza particolari tele dette “tele estroflesse”, tirate su oggetti misteriosi di cui però si intuisce la forma: lavori con evidenti richiami erotici. Molto interessanti le sue “tensioni” metalliche, macchine celibi che lasciano intravedere mirabolanti funzionamenti.


RINGRAZIAMENTI

Ringrazio Skema5 che mi ha affidato l’incarico di curare la personale di Pier Giuseppe Imberti che apre nel mese di maggio, in Via XX Settembre 10 a Cuneo. Sono passati esattamente 14 anni dall’ultima mostra cuneese di Pier Giuseppe, tenutasi alla Galleria “Il Prisma”, il 22 maggio 2002, e presentata in catalogo da Roberto Baravalle. Ida Isoardi ha scritto il testo critico nell’ampio catalogo con più di 60 opere riprodotte e vengono esposti dei lavori completamente inediti degli ultimi 14 anni. L’amicizia ultra trentennale che mi lega ad Imberti mi ha permesso di seguire l’evoluzione del suo percorso quasi quotidianamente.
La rassegna si avvale di prestigiose collaborazioni:
• Associazione Culturale “Ego Bianchi”, nella persona del presidente, Prof. Enrico Perotto.
• Associazione d’arte e cultura “Beppe Morino”, nella persona del Prof. Giorgio Barberis.
• Associazione “Artaria” rappresentata dall’Avv. Riccardo Manfredi, dal Dr. Enrico Agnese e dall’Arch. Cristiano Isnardi.
Mi occuperò anche delle prossime rassegne: in settembre a Verona alla Galleria “L’Arena”, a Innsbruck e Stoccolma in occasione di due importanti fiere d’arte e a Roma alla Galleria d’arte “Archimede”. In autunno poi è in programma una rassegna antologica in un prestigioso spazio pubblico.
Fabrizio Quiriti – Direttore Skema5.

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