SOCIETA' E COSTUME

Argentera oasi freeride

IN VALLE STURA, ARGENTERA È LA NUOVA META IDEALE PER GLI AMANTI DEL “FREERIDE” E CRESCE LA DOMANDA DI UN TURISMO DI ÉLITE CHE CERCA LA MONTAGNA VERA, FUORI DALLE ROTTE PIÙ BATTUTE

Articolo pubblicato il 22 Marzo 2016

Non è un complotto dei maestri di sci per avere più clienti. Non è una semplificazione giornalistica o una frase buttata lì per farsi pubblicità. Argentera, la piccola stazione sciistica dell’alta Valle Stura, è veramente tra i migliori “paradisi del freeride” a livello europeo.
E, come spesso succede nel nostro Paese, è tanto misconosciuta dagli italiani quanto assiduamente frequentata da francesi, austriaci, tedeschi, spagnoli, russi e inglesi, ovvero da tutti coloro che potrebbero scegliere Chamonix o La Grave per le loro gite in neve fresca – tanto per citare due posti dove il freeride è ormai una pratica ben consolidata e ampiamente frequentata – ma che però, con convinzione, decidono di sopportare ore di viaggio in auto tra l’aeroporto più vicino, Torino, e il piazzale degli impianti.
“Nessun cliente è mai tornato a casa insoddisfatto – racconta Bruno Roche, guida alpina di Chamonix che ha scoperto la Valle Stura quasi cinque anni fa – perché ad Argentera c’è un mix di fattori che possiamo trovare solo in altri cinque o sei posti al mondo: la quota, la neve, l’ampiezza delle possibilità di discesa e pendenze per tutti i gusti. C’è persino un bosco di larici che sembra sia stato piantato appositamente per poterci sciare in mezzo”.
Argentera non potrebbe, e non vuole, competere con i grandi comprensori del Cuneese – leggi Riserva Bianca e Mondolé Ski – e, ancora meno, con le enormi stazioni sciistiche piemontesi e francesi, tutte o quasi più facilmente raggiungibili in auto, come in aereo.
C’è una sola seggiovia, lenta. Ci sono due skilift, dei quali uno è dedicato esclusivamente ai bambini. L’inverno scorso si pensava persino di non battere affatto il pistone della seggiovia: il Comune sapeva che i clienti sarebbero arrivati comunque. Chi cerca rifugi comodi, seggiovie da sei posti velocissime e piste come tavole da biliardo sceglie altro.
Il freeride è spazi aperti e sci larghi; “farina” e quella sensazione di galleggiare che dà subito assuefazione. Ad Argentera la magia è tra i larici, sui panettoni intonsi dell’Anderplan – una conca che dà accesso a suggestivi percorsi fuoripista – e sulle vette che coronano l’abitato di Bersezio, a cavallo tra Italia e Francia.
Ancora Bruno Roche: “Nella neve fresca di Argentera puoi passarci le giornate e ci sarà sempre una linea non battuta. Chamonix, dopo una bella nevicata, viene presa d’assalto da 20.000 persone e in breve è tutto tracciato. Non solo, in tutta la Valle Stura ci sono posti perfetti per freeride e scialpinismo che ancora sono frequentati da pochissimi appassionati locali: c’è il potenziale per accogliere tanta più gente”.
La stazione è gestita dal Comune, che l’ha rilevata dall’ultimo proprietario, un francese, nel 2000. Da allora, al ristretto gruppo di appassionati cuneesi che tornano ogni anno alle prime nevicate, si sono aggiunti tanti altri freeriders. Si sussurra persino che un importante magnate russo del petrolio – tra i più potenti e particolari – ritorni tutti gli inverni con le sue guide personali, in incognito. Ovviamente nessuno, in paese, si sbilancia a confermare, ma la voce che circola è la cifra dell’appeal internazionale che quest’angolo di provincia Granda riesce ad avere.“È vero: aumentano le presenze di russi e inglesi – conferma il sindaco Arnaldo Giavelli – e proprio per loro abbiamo inserito un altro importante tassello nel nostro piano di sviluppo: l’eliski”.
Odiato da molti e apprezzato da altrettanti ricchi clienti, l’eliski è in rapida crescita.
“Abbiamo iniziato perché ce l’hanno chiesto alcuni clienti russi – racconta Giavelli. – Da Monaco, infatti, ci vogliono solo 18 minuti di elicottero per arrivare qui. Lo facciamo in accordo con guide alpine che già lavoravano per alcuni clienti molto importanti”.
“La Valle Stura – spiega Roche – si presta molto bene a questa pratica. Ci sono spazi ampi e incontaminati, neve bella e belle discese. Facciamo molta attenzione a non volare dove ci sono comitive di scialpinisti in gita, ma sempre più gente vuol venire a sciare qui”.
“Nel nostro futuro – conclude Giavelli – se e quando potremo ampliare gli impianti, studieremo percorsi e discese dedicati in gran parte al fuoripista. È la nostra nicchia, ci crediamo veramente.”
Last but not least. Il freeride è uno sport meraviglioso a cui però è necessario approcciarsi gradualmente. La neve fresca, infatti, è un ambiente potenzialmente pericoloso, anche al di là della capacità dei gestori delle piste di renderlo adeguato. Le dotazioni di sicurezza sono quindi importantissime, più degli sci all’ultimo grido e dei pantaloni larghi e colorati.
L’arva, la pala e la sonda sono la triade che può letteralmente salvare la vita.
Il primo è un apparecchio che emette e riceve un segnale radio, indispensabile per l’autosoccorso in caso di valanghe (altrettanto indispensabile è saperlo usare bene: per questo esistono corsi specifici, tenuti da guide e soccorso alpino tutti gli anni).
La pala serve, evidentemente, a scavare, ma attenzione: non è così immediato come sembra, ci vuole tecnica e sangue freddo.
La sonda, invece, serve a trovare il vostro compagno in una distesa di neve smossa dalla valanga. Recentemente, si è aggiunto lo zaino Abs, che, grazie a due cuscini che si gonfiano d’aria compressa, permette di “galleggiare” sulla neve soffice di una valanga invernale.
Insomma, sulla sicurezza ci sarebbe tanto da dire e da imparare. Se volete provare il freeride affidatevi ad una guida o a un maestro di sci, è garanzia di sicurezza.

© [UNICO] people&style 2016

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